lunedì 9 marzo 2026

9 marzo

È appena finita la 51esima/49esima (sito dell'Onu, deciditi) Giornata internazionale delle donne.

Ho incontrato, tra le altre:

• una ragazzina che mi saluta sempre con un abbraccio;

• una bimba di circa due/tre anni che risponde al mio sorriso mentre le traccio un segno di croce in fronte;

• mia madre e almeno una sua abituale attenzione per me, che vorrei incidere con le altre dove poterle ritrovare per sempre;

• un'altra bimba dopo il suo battesimo, con un nome importante (e spero tanto e le auguro davvero che nomen omen), che mi guardava con l'aria di chi, se avesse potuto, avrebbe fatto tante domande;

• la mitica e veneranda, per vita vissuta ed età, signora S., che mi ha regalato la possibilità di un gesto che "neanche il cielo e la terra" e che proprio per questo è gesto umile, che ti rende umile nonostante le tue prosopopee.

Ma poi oggi c'è lei. Senza nome. Senza volto. Appartiene a un popolo, a una città, a una confessione religiosa. Lascia un'anfora dietro di sé. Non le serve più. Ha incontrato un uomo. Non ha più sete di ciò che può mettere nell'anfora della sua vita e che finora non ha funzionato, perché in quell'incontro, nell'essere in relazione con quell'uomo ha scoperto che può essere sempre di più se stessa (non qualcosa o un complemento o una caratteristica o una carica o un titolo, ma se stessa).

È il 9 marzo da un'ora circa. Auguro a tutte voi anche oggi e per sempre relazioni così.

Lo so. È un augurio per voi ma un impegno per noi uomini. Mandateci a scuola da quello lì.

domenica 1 marzo 2026

Di brace, fuoco e benedizione

Scendo dalla macchina e improvvisamente ritrovo vecchi amici che sembra fossero lì perché sapevano di potermi, dopo tanto tempo, finalmente incontrare.

L'odore del fumo... l'odore dell'erba umida... il cielo e le sue stelle che oggi ho l'impressione di vedere nitidissime, la Luna luminosa, il Gran Carro che si staglia maestoso sopra Scassale... e i ricordi... della prima uscita, del primo emozionante fino alla commozione "Signor, fra le tende schierati", di quelle due squadriglie pioniere di un riparto che non c'è più ma che ha segnato più di un prete e tanti adolescenti, di un mondo tutto da scoprire che mi riporterà negli anni a Scassale più volte, fino a ieri sera...

E poi loro, che magari parli con i genitori e ascolti tutti i loro difetti o se li frequenti tutti i giorni li scopri anche da solo, ma intanto sono lì, la brace già pronta, le salsicce in cottura, organizzati per completare senza ansia né fretta e in tempo i peperoni ripieni e le banane split, rifugi già montati che salgo a vedere invitato con sano e sereno orgoglio dal loro capo. Adolescenti impegnati a riconoscere sempre più che è vero, non sono più bambini, sanno badare a se stessi e si divertono a farlo mentre lo fanno bene, in quel pezzo di mondo che dal pomeriggio alla mattina successiva è tutto il loro mondo.

Novelli "monaci benedettini" che lavorano per stare bene tra loro e con la natura, consapevoli che un fuoco acceso è luce per la voce che canta, per i piedi che danzano, per le mani che battono il ritmo del canto, per gli occhi che leggono, le orecchie che ascoltano, la mente che accoglie e il cuore che decide mentre il fuoco si attenua e il lavoro è già da un pezzo sfociato nella preghiera.

E ancora una volta, "Ascolta, Tu, l'umil preghiera che d'aspro sol s'ode innalzar" e benedici questi ragazzi, che sono stati la Tua brace (Gv 21, 10), il Tuo fuoco (Es 3, 2-6), la Tua benedizione (Ef 3, 3) per me stasera.

Grazie, squadriglia Castori!