Pensavo credo stamattina che il Cristianesimo non è un manifesto costituzionale, una magna charta, un discorso programmatico.
Certo, tutto questo lo potremmo dire dei quattro vangeli e riconoscerlo in particolare in brani come il discorso della montagna (o nella sua parte più famosa, le beatitudini). Ma pensare il Cristianesimo in tal modo potrebbe portare ad alcune conseguenze:
1. considerare il Cristianesimo come messaggio in se stesso, al di là di chi lo ha proclamato;
2. considerare tale messaggio in se stesso un sistema di valori (per la vita personale o anche per la vita comunitaria religiosa o di società civili di vario tipo) da diffondere, che ovviamente interagisce (si confronta, si modifica, si evolve...) con gli altri sistemi di valori presenti nella storia umana;
3. considerare la morte di Gesù come l'effetto della presenza nella storia di almeno un sistema di valori non evangelico che va combattuto finché una generazione umana non riesca a sconfiggerlo.
Ma il senso del Cristianesimo, la sua sostanza, la sua forza, il suo tutto che poi rende performanti le beatitudini e ogni parola dei quattro vangeli è la risurrezione di Gesù di Nazareth figlio di Maria.
Il Cristianesimo in quanto forma di vita che chiunque può scegliere di vivere è Gesù di Nazareth figlio di Maria risorto dalla morte per crocifissione. Il che rende il Cristianesimo sequela di una persona, non adesione a un messaggio.
Ripeto: il Cristianesimo in quanto forma di vita che chiunque può scegliere di vivere è Gesù di Nazareth figlio di Maria risorto dalla morte per crocifissione. Vediamo.
Senza la risurrezione, i quattro v
angeli restano, appunto come una qualunque bellissima costituzione o scritti simili: un'enunciazione di valori pratici, raccontati attraverso la forma della vita di chi li proclama e li vive, un certo Gesù di Nazareth, che si ritroverà a scontrarsi con oppositori che hanno una forma di vita e di valori inconciliabili con quelli che lui propone.
Verrebbe subito da chiedersi: perché essere cristiani e vivere il messaggio del vangelo se chi lo propone muore proprio perché lo propone? Saremo più intelligenti, più forti, più abili, più furbi o più fortunati di lui? E questo tipo di intelligenza, abilità, furbizia, fortuna sono evangeliche?
Certo, chi riconosce che la forma migliore per la sua vita è essere giusto e buono come i quattro vangeli (o parti di essi) indicano, affrontando così le difficoltà che il male e l'ingiustizia presenti da sempre nella storia umana gli creeranno, allora fa bene ad essere coerente e a vivere e a lottare per il messaggio evangelico.
Ma questo non significa essere cristiano.
Perché Gesù di Nazareth figlio di Maria non è morto lottando per una sua idea di bene e di giustizia (come, per esempio, i giudici Falcone e Borsellino, eroi di uno stato che purtroppo ha bisogno che qualcuno lotti fino a dare la vita contro la mafia).
Anzi, Gesù di Nazareth figlio di Maria è morto proprio perché non ha lottato contro nessuno. Egli ha intanto vissuto fino in fondo il suo messaggio in modo così radicale e coerente da non poter più dividere la sua persona dalle sue parole e dalle sue azioni. La sua vita-messaggio fatta di parole e azioni non prevede lotta, neanche quando è stato catturato, processato ingiustamente, flagellato senza colpa, condannato da innocente a una pena destinata solo agli oppositori dell'impero. Voglio dire, il suo messaggio si incarna profondamente e definitivamente e nel modo più perfetto proprio nel suo morire in croce, che non è un incidente o un effetto collaterale o un rischio che bisognava correre e, purtroppo, a Gesù è andata male. Il suo morire in croce è l'effetto, l'apice, il culmine, il fine del vivere e delle parole e delle azioni di Gesù.
Vita, parole e azioni di Gesù di Nazaret figlio di Maria presentano questo circolo (vizioso o virtuoso?) di sconfitta: in un mondo in cui ognuno ha una sua idea di bene e di giustizia anche in senso individualistico ed egoistico, tanto che c'è chi soffre e chi è sopraffatto dal male, Gesù vive con una radicalità tale il suo essere bene e giustizia che non c'è spazio per nessun compromesso verso ciò che non è bene e giustizia come lo vive lui, diventando sconfitto fin dall'inizio, perché la sua forma di vita buona e giusta non prevede una vittoria contro qualcuno.
Quale parola può aiutarci a capire questa forma di vita del bene e della giustizia? Qualcuno direbbe la parola amore (che finora ho cercato di evitare, usando invece il binomio bene e giustizia). Per quanto ne sappia, preferisco la parola com-passione. Gesù è com-passione verso tutti, anche verso chi opera il male contro di lui; in Gesù non c'è lotta d'opposizione: e se qualcuno opera contro di lui per ucciderlo, egli sceglie di com-patire con chi lo sta uccidendo, cioè di soffrire la morte soffrendo con chi lo uccide (non solo fisicamente, ma partecipando del fatto che chi lo uccide sta compiendo il male: chi compie il male trova in Gesù il fratello com-passionevole che soffre di questo male e per questo male perché il fratello malvagio non resti abbandonato al suo gesto malvagio). Più semplicemente e più plasticamente, Gesù è lo sguardo e la parola che a chi lo uccide dicono: Mentre tu vuoi eliminarmi, io continuo ad essere con te e per te perché, se vorrai, tu possa scoprire che questa azione estremamente malvagia non ti definisce, non ti condiziona, non ti rende malvagio per sempre; infatti io soffro per (causa. vantaggio, fine) te, perché desidero essere per te per sempre tuo fratello, in modo che tu dica di te stesso non che sei malvagio, ma che anche nel compiere il male chi ha sofferto il tuo male ti ha reso costantemente fratello.
Questa radicalità è destinata ad essere annuncio che può essere ascoltato e convertire alla com-passione, ma realisticamente anche a rimanere inascoltata con indifferenza o ad essere rifiutata con violenza.
Nel momento in cui questo rifiuto violento si è manifestato, Gesù di Nazareth figlio di Maria è rimasto fedele a se stesso e al suo essere radicalmente com-passione.
Vivere integralmente il messaggio dei 4 vangeli, ovvero comme Gesù, significa essere pronti a tale sconfitta radicale nella com-passione, non a costruire idealisticamente un mondo nuovo.
E quindi, ripeto: perché essere cristiani e vivere il messaggio del vangelo se chi lo propone muore proprio perché lo propone? Saremo più intelligenti, più forti, più abili, più furbi o più fortunati di lui? E questo tipo di intelligenza, abilità, furbizia, fortuna sono evangeliche?
A quest'ultima domanda, si può già rispondere di no, non hanno niente a che vedere con Gesù com-passione.
Alla prima domanda, si può sempre rispondere che nei 4 vangeli ci sono tante belle cose che potrebbero rinnovare l'umanità. Vero, ma, di nuovo, questo non è Cristianesimo: è prendere spunto dai 4 vangeli, da qualche parola di Gesù, da qualche azione o aspetto del suo agire.
Cristianesimo è radicale com-passione, quindi cristiano è chi vive nell'accettazione totale e incondizionata della storia in cui è nato e che si sviluppa attorno a lui, pensando e agendo fino alla sofferenza perché l'altro che condivide la sua stessa storia trovi nel cristiano nessuna resistenza od opposizione ma solo un'esistenza che potrebbe aprire nella coscienza di chi lo incontra lo spazio per interrogarsi sulla bontà e giustizia della propria vita.
Il cinico, a questo punto, riconosce l'inutilità di tale com-passione. L'idealista invece sentirà il bisogno di un impegno politico, sociale, attivo che contrasti i problemi delle società umane, in una dialettica tra parti in cui il male dovrà essere combattuto (e quali i mezzi giusti e buoni per combattere il male senza diventare malvagi come i malvagi che s'intendono combattere?).
La persona di buon senso, forse, si domanderà se con questa com-passione si elimineranno mai l'ingiustizia, la malvagità, la guerra, l'oppressione del debole, le disparità sociali che rendono alcune vite già insensate prima ancora che inizino... insomma, si eliminerà mai il male?
Ecco: Gesù di Nazareth figlio di Maria è il Cristo Crocifisso e Risorto!
E con questa frase chiara ma che forse non chiarifica tutto il discorso fatto finora, vorrei chiudere.
No. Vorrei invece essere chiaro.
Se Gesù non fosse risorto, il suo sarebbe uno dei tanti messaggi portatori di valori che l'uomo può scoprire nella sua ricerca del bene e della giustizia e nella sua sete d'amore.
Gesù di Nazareth figlio di Maria, Cristo crocifisso e risorto, offre di più: si prende la responsabilità di ogni persona che compie il male nel dono che fa di sé come fratello a chi lo condanna, flagella, crocifigge, trasformando la morte subita nel male in vita che trasforma il male. Questo è il mondo nuovo che lui realizza.
Questo, nessun messaggio di alcun tipo lo può realizzare.
(Scusate, ma non posso continuare... terminerò più tardi).