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sabato 10 febbraio 2024

Perchè Sanremo è Sanremo...


La porta finestra, da cui si gode questo spettacolo, 50 anni fa chiudeva un salotto con un tavolo e le sue sedie indescrivibili e un mobile di una certa importanza, bellissimo, unico testimone di quando m'impaurii per i denti troppo neri riflessi nel suo specchio dopo un'abbuffata corsara ed esagerata di confetti matrimoniali. Adesso si trovano in c.da Pidocchio, fuori Canicattì, provincia d'Agrigento (i mobili, non i miei denti che lascerei volentieri a Canicattì a mangiare la buonissima salsiccia sottile di lì).

Ma dalla stessa porta finestra potevi ammirare San Giovanni, o le prime pendici dell'altopiano ibleo che sovrastano Comiso, suonando un pianoforte che è ancora qui stasera davanti a me.

Non dimentico il divano e le due poltrone grandissime per me bimbo, ragazzo, adolescente, giovane (insomma, finché non ho iniziato ad allargarmi), che ormai riempio senza fatica a Scoglitti.

Forse, però, dimentico altro di quel salotto di 50 anni fa che non aveva la televisione come è invece qui stasera davanti a me.

50 anni fa la tv, ovviamente in bianco e nero, senza telecomando, funzioni smart, canali infiniti, era nella stanza accanto, la cucinasaladapranzo (tutto unito, per risparmiare spazio perché 6 adulti, ancora oggi, hanno problemi a starci dentro insieme in movimento).

Non so se mia mamma 50 anni fa era in cucina davanti alla finale in bianco e nero di Sanremo '74 (1° classificata Iva Zanicchi con Ciao cara come stai?), come lo è ancora qui stasera in salotto due posti più in là dal mio che occupo con un vistoso giro vita.

So che 50 anni fa ero io, ad occhi chiusi, ad allargare, poco o tanto, il suo girovita da dentro, con i miei esili e brevissimi circa 6 mesi fetali.

Mentre in salotto, con i mobili attuali e il pianoforte tutti a filo di parete per renderlo sala per le feste varie di mia nipote, oggi lei con l'energia dei suoi 7 anni prende la rincorsa dalla tv, accesa su questa serata finale di Sanremo 2024, per comprimere saltando il mio giro vita.

Perché Sanremo è Sanremo e dopo non so quanti anni e anni mi ritrovo a vedere invitato a una serata Sanremo seria, per di più in famiglia (roba da preistoria)... e nella casa dove tutto è iniziato e Myriam e Ludovica continuano.

lunedì 19 novembre 2012

Viaggio nel tempo

Una domenica pomeriggio autunnale e il suo buio improvviso e immediato mi sorprende a casa di mia nonna, la casa dei miei primi cinque anni di vita, la casa di tanti tardi pomeriggi bui di domeniche autunnali e invernali di anni e anni fa, mentre cerco con la mente la lezione per il giorno dopo, ma mi sento più studente che docente, perché il mio prozio e mio papà decidono di insegnarmi con eleganza e noncuranza la storia più bella che c'è, quella della loro infanzia. E così, mentre un paio di stanze più in là il presente della nonna non si apre ancora all'eternità ma macina piccoli chicchi di futuro, io vago affatato tra le vicissitudini di un fanciullo della Vittoria degli anni trenta e le avventure estive di un fanciullo di trent'anni dopo lasciato dalla nonna a Valguarnera, immaginando cibi e quartare e fontane e vie e situazioni e volti di una Sicilia che, chissà perché, in testa mi appare in bianco e nero o colorata tipo vecchi film da restaurare, in base alla voce di chi racconta. E quando continuo a riprendere appunti per gli studenti dell'indomani, mi sento come se dovessi chiedere a qualcuno: "In che anno siamo?".