Visualizzazione post con etichetta Riflessioni su vita e morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni su vita e morte. Mostra tutti i post

lunedì 7 luglio 2025

… purché sia vicino a Te.

E davvero ho preso l’iPad, “al cader della giornata”, di questa giornata che tu non hai voluto iniziare.

Ho preso l’iPad per fare una delle cose che mi fa stare bene, che forse tu non hai ricordato più, o forse non ti bastavano più.

E poco fa, improvvisamente, ho ripensato a una lunga telefonata, con mia mamma, la sera del funerale di Martina o forse quella della domenica iniziata con la telefonata del signor Carmelo che non sapeva come dirmi che Martina era morta. Ma forse tu non volevi più aggrapparti a nessun numero di telefono.

E stamattina ripensavo con gratitudine a tutti coloro che mi hanno ascoltato e sopportato da quando sono entrato in seminario, magari pensando a quanto fossi immaturo e capace solo di lagnarmi, ma mi hanno sopportato e ascoltato all’infinito, anche schiaffeggiandomi moralmente e spiritualmente per svegliarmi dai miei torpori. Ma tu, forse, non volevi più essere ascoltato né sopportato.

E l’estate del 2004, ti pare non spuntasse tra i ricordi stasera prima di scrivere, così dolorosa e generativa come solo la nascita e la morte possono essere? Ma se io in autunno ritrovai mani e occhi e sguardi e parole che mi accolsero per continuare a rinascere davvero, forse tu non avevi più parole e sguardi e occhi e mani da cercare per continuare a vivere qui, in mezzo a noi.

Negli ultimi 8 anni, da quando sei prete, abbiamo condiviso, probabilmente ogni giorno, almeno una volta al giorno, questa frase: Il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo uniti in questo calice siano per noi cibo di vita eterna. Non sai, anzi, sì, ormai sei nell’eternità, sai tutto: sai come mi sono aggrappato a questa frase, oggi. Come ho afferrato le ultime parole, per me, per te, bisognosi di vita eterna e non a parole, ma con la concretezza che ha qualcosa che è cibo, che entra in bocca per essere masticato, deglutito, digerito. Cibo di vita eterna, perché tutto passa, nella vita, diventando vano se non c’è Chi lo rende eterno.

Perché sto passando anch’io e, come San Paolo, che ce lo ha ricordato a messa proprio oggi, vorrei non essere disturbato più da nessuno, nella Chiesa, se non per vantarci della Croce di Cristo.

Ma così non sarà, e forse proprio questa è la croce da affrontare: questa Chiesa così com’è.

Tu, padre Matteo… sì, padre, perché prete anche se più giovane di me… padre perché hai donato la vita di Gesù in questi 8 anni… tu, padre Matteo, sei passato prima di spezzare ancora una volta per i tuoi figli questo cibo di vita eterna. Forse non hai trovato la forza che ti permettesse di farlo… un giorno, una domenica probabilmente, ero così solo dentro, nonostante tutte le persone presenti a messa, che chiesi a due ministranti di starmi vicino durante il momento in cui diventiamo sempre più un solo Corpo… che paradosso, solitudine e comunione nello stesso tempo… ma tu, padre Matteo, forse questo paradosso non lo hai retto più.

Padre Matteo, tra gli scout ho imparato a cantare che “al cader della giornata/noi leviamo i cuori a Te”, al nostro Dio; tu sei caduto prima di iniziare un’altra giornata. Permettimi allora di cantare io per te, in questa calda sera di luglio, per dire al buon Dio:

“Te nel cuore del fratello, Te nel mio cercai d’amar.

Quante stelle quante stelle, dimmi tu la mia qual è.

Non ambisco alla più bella, purché sia vicino a Te”.


venerdì 7 aprile 2023

Oggi, venerdì santo...

...è finita!

Anche se ti chiami Gesù di Nazaret e sei figlio di Giuseppe il carpentiere che raccontava di angeli vari inviati per il tuo concepimento e per farti nascere.

Anche se tua Madre è Vergine, senza peccato originale e ha parlato con l’arcangelo Gabriele.

Anche se sei Dio.

Tutto finisce, se decidi di diventare uomo, che per definizione prima del concepimento non esiste e con la morte ritorna a non esistere; se ti fai uomo ed entri nella storia, che è fatta di tempo che scorre inesorabilmente.

Anche se parli d’amore e compi gesti d’amore, come hai fatto Tu.

Dove sono ora i tuoi amati discepoli, i tuoi ciechi guariti, i tuoi sordi sanati, i tuoi lebbrosi purificati, i tuoi morti risuscitati?

Cosa ha insegnato agli adolescenti degli anni 70 e 80 la tragica conclusione di Love story?

Cosa ha trasmesso cantare dal 1977 in poi strofe come “E chissà se prima o poi/Se tu avrai compreso mai/Se ti sei voltata indietro/E chissà se prima o poi/Se ogni tanto penserai/Che io solo resto qui”; o dal 1993: “Chissà se tu mi penserai/Se con i tuoi non parli mai/Se ti nascondi come me/Sfuggi gli sguardi e te ne stai/Rinchiuso in camera e non vuoi/Mangiare/Stringi forte a te il cuscino/Piangi non lo sai/Quanto altre male ti farà la solitudine”?

E le coppie perfette che finiscono a lotte atroci in tribunali sulla pelle dei figli? E le malattie e le calamità che sembrano risucchiare nei loro buchi neri di sofferenza e angoscia proprio l’amore, a volte ancora fresco e tenero come i fiori nuziali o del battesimo, di un giovane matrimonio o di una giovane genitorialità?

Tutto finisce, anche l’amore!

Tutto finisce, anche il potere di chi Ti ha condannato a morte, quel Pilato che nel 36 d. C. scompare dai libri di storia senza lasciare più tracce di lui, richiamato a Roma per un ricorso (e Napoleone, Mussolini, Hitler, Stalin cosa saranno sempre più se non pagine ingiallite di storia?); anche i sotterfugi criminali della casta dei sommi sacerdoti che ti ha ostinatamente voluto crocifisso e che dopo qualche decennio, nel 70 d. C, con la distruzione del Tempio di Gerusalemme sparirà dalla vita del popolo ebraico, lasciandolo senza poter offrire più nulla a Dio.

È finita, Gesù!

Anche se noi come tutti gli anni abbiamo già organizzato i pranzi di Pasqua già per il giorno prima (abbiamo fretta… ci fa paura, troppa paura la morte. Non la sappiamo più nominare!), le uova di cioccolato, gli auguri, le gite e le abbuffate di pasquetta… è finita ognuna di queste cose prima che incominci, perché abbiamo il bisogno già di proiettarci verso l’altra (chi non ha già almeno un paio di idee per il 25 aprile, il primo maggio…?).

Mi manca il respiro se penso che 50 anni fa io non ero nemmeno un sogno di giovane donna che si immaginava mamma e fra 50 anni (o forse già fra un anno, un mese, un giorno) saranno finite tante, troppe realtà che vivo come se ci fossero e dovessero durare per sempre, la mia vita compresa. È questo strazio che ha vissuto tua Madre, questa oppressione che dai polmoni senz’aria come pugno violento giunge allo stomaco fino a diventare macigno sul cuore e in profondità artiglio e flagello che lacera l’anima?

È questo dolore che ha attraversato il cuore del tuo discepolo amato mentre ascoltava i tuoi rantoli sulla croce con i quali dicevi di aver sete? Come il nostro dolore assetato per l’assenza dei nostri nonni, genitori, amici la cui morte ci inquieta, ci rende gli occhi umidi e diventa presenza ingombrante di un vuoto alla bocca dello stomaco? Vuoto inquieto di amori, ancora una volta, spezzati e finiti…

È finita, Gesù!

Ma Tu, ostinato, mentre tutto finisce e si spezza, continui a creare legami d’amore: “Ecco tuo figlio… Ecco tua madre…” (Giovanni 19, 26.27).

Cos’è questo dare speranza ai mortali? Cos’è questo rilanciare la vita, gli affetti, i legami, gli amori a chi non riesce a viverli compiutamente? Perché prolungare ciò che farà soffrire e darà tormento? La tua ostinazione non è malvagità che illude gli uomini? Cosa pensi di compiere così?

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), come i nostri antichi contadini siciliani maestri di giardini colorati di aranci e mandarini e limoni: “Cuncìu lu fruttu!” e ora lo possiamo spaccare e mangiare e godercelo come se fosse una passione d’amore!

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), non: “È finita!”, come se il tuo essere spaccato sulla croce e mangiato nell’Eucarestia sia una passione d’amore che passa dall’albero alla bocca di chi lo mangia.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per questo mentre muori ricrei legami d’amore che adesso non saranno più mortali frutti dei limiti umani perché potranno contare sul dono maturo del Tuo Spirito (Giovanni 19, 30).

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per questo ti fai seppellire in un giardino (Giovanni 19, 41), come seme già “cunciutu” dall’amore e dal perdono per la raccolta.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), lasciandoci increduli davanti alla gioia che niente finisce davvero se può maturare in Te, passando da inquietudine e dolore a pacificazione e amore, da male a bene.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), invitandoci a purificare lo sguardo e a vedere non il sepolcro nel giardino, ma il giardino che contiene il sepolcro, non la morte, ma le possibilità nuove che contiene il morire come seme in un giardino.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), inviandoci come maestra di questa purificazione la Maddalena.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per sempre, una volta in più di ogni volta del nostro pensare che tutto finisce e del nostro dire che ormai è finita!

mercoledì 5 maggio 2021

Cari parrocchiani, il 19 aprile è morta...

 ...una mia prozia.

Domenica 18 aprile il vangelo aveva in serbo per me tre verbi e il papa me li ha consegnati: guardare, toccare, mangiare.

La conferma la trovate qua: http://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2021/documents/papa-francesco_regina-caeli_20210418.html

Il terzo verbo è quello che riempie di speranza la sensazione che ho provato quando abbiamo tumulato la zia giorno 21: il cimitero è ormai diventato il luogo in cui mi aspettano tanti che ho conosciuto (da bambino invece era il luogo dove andare a trovare chi non avevo conosciuto).

A questo punto direte che "mangiare" non è verbo per queste situazioni: non lo dite a me, ditelo al vangelo, ditelo al papa.

mercoledì 25 novembre 2020

Piove

Caro Raffaele, avevo iniziato questo ricordo col viso asciutto e il cuore pesante. Ma alla fine, lo sto concludendo (e aggiungendo queste righe iniziali), con la tristezza che trova lacrime per uscir via e un bonario sorriso sulle labbra: il fatto è che tanti ricordi sono impastati di scherzi e risate che, grazie a Dio, stemperano il dolore. Ero partito spinto dalla pioggia che un'oretta fa cadeva su Ragusa e mi sono ritrovato a chiederti preghiere e segni fatti di piatti di pasta... Prega per noi, caro Raffaele!

Piove come un'acquazzone estivo, ma il freddo intorno è quello dell'inverno.

Piove rumorosamente come una serata di festa in compagnia, ma il silenzio dentro è quello della solitudine.

Piove facendo respirare l'aria e inspiro, espiro, inspiro, espiro, ma la strana sensazione di naufragio non passa.

Anzi, da un paio d'ore scarse mi gira un po' la testa... naufrago e disorientato.

Alle medie imparai a memoria le parole di Carducci:

«sei ne la terra fredda

sei ne la terra negra

né il sol più ti rallegra

né ti risveglia amor».

So bene che adesso, invece, sei nella gioia del Sole che sveglia col Suo Amore da ogni freddo e oscurità. Sono io che faccio fatica a cambiare prospettiva nel modo di pensarti e nel modo di sentirti ancora vivo.

Tra tutte le buffonate che ti ho combinato (oggi parlando con un amico che tu conosci bene, è tornato alla mente il viaggio fino ad Assisi al ritmo di canzoni ovviamente trasformate e ricucite su di te), questo tuo farti prendere dal Covid e ritornare dall'ospedale dritto dritto nella tomba è il tiro mancino più riuscito: mettermi pesantemente e seriamente nella condizione di ripensare a me stesso e alle mie relazioni alla luce della Risurrezione come fatto che ora, in questo momento, avvolge te, interpella me.

Per una volta, sono io che non ci sto capendo granché: so che mi manca il sapere che tu sei ancora qui, a portata di mano, di riunione, di telefonata...

Scrivere, come sempre, mi fa bene. Ma prega perché non si addormenti in me questa possibilità di questo nuovo sentiero per meglio volerci bene e ritrovarci oggi in Cristo Risorto.

Prega per tutti! Ora che non tu sei da solo al primo piano del seminario, ma tutti noi siamo un po' più soli quaggiù sulla Terra, tocca a te non dimenticarti di quanti hanno bisogno delle tue preghiere. Santa Teresina ha scelto le rose come segno di consolazione per i suoi devoti. Se ti va, in memoria di quella rischiosa e buonissima spaghettata notturna, fra me e te va bene anche un piatto di pasta (non ti formalizzare sul tipo... mi impegno a fare discernimento!).

Sembra che abbia smesso di piovere... il sole illumina un palazzo che vedo in fondo dalla finestra della canonica, la prima che da sulla rotonda. Sembra quando finivamo un esame andato bene e ci sentivamo più leggeri...

venerdì 20 novembre 2020

Ciao, don Romolo!

L'altro giorno, forse per l'ennesima fake news, mi hai fatto riflettere. Tu in ospedale, io in canonica. Tu a dialogare con sorella morte (sarai riuscito a farle verbalizzare almeno un po' di rimorso per le paure e le ferite che provoca? Sarà riuscita a rivelarti senza farti soffrire troppo la sua luminosissima funzione di porta verso la Vita eterna?), io a mettere in mente qualche parola in fila.

Ho visto la tua vita (quel tratto potente che tutti conoscono e che ti identificava più di altri) e la tua risurrezione. Non due cose diverse, ma la tua vita che è risurrezione.

Oggi sarà pure appannato e poco incisivo, ma l'annuncio della risurrezione di Cristo ha plasmato la storia umana. Mi viene da chiedere come un evento che anche i teologi chiamano metastorico possa avere questo impatto nella vita dei popoli e questa potenza concreta e pratica.

Tu, come tutti quelli che ci credono davvero in Cristo risorto, siete la risposta. Si dice risurrezione e si pensa all'al di là e si torna ai fatti concreti dell'al di qua come se la cosa per ora non avesse a che fare con niente e nessuno. Ma per te (e per tutti quelli che ci credono davvero in Cristo risorto), risurrezione è stato il tuo amore, da te vissuto in particolare per quel segno visibile dell'amore invisibile di Cristo che le coppie e le loro famiglie sono.

La tua risurrezione in Cristo non è affare della fine del mondo o del Paradiso. Sei costantemente risorto quando ti donavi a chi cercava di scoprirsi coppia nel fidanzamento, a chi desiderava camminare come coppia nel matrimonio, a chi scoppiava ma non voleva arrendersi e buttare alle ortiche il legame vissuto. Sei vissuto da risorto ogni volta che tenacemente e come se fosse la prima volta tentavi di coinvolgere noi preti e di farci riflettere sulla bellezza dell'accompagnare mogli e mariti, genitori e figli. Sei stato risurrezione offrendo te stesso perché, accogliendoti come compagno di strada portatore della novità di Cristo Risorto, altri scoprissero di essere anche loro risurrezione.

Insomma, Romolo, vediamo se ci riesco senza giri di parole: chi crede in Cristo, non aspetta la risurrezione. Sa che è risurrezione, perché Cristo lo ha reso tale. Vive la risurrezione, perché Cristo vive in lui. Ogni coppia, ogni amico, ogni fedele, ogni conoscente che ti piangerà è segno che tu sei risorto, perché quello che tu hai donato loro è stato l'amore risorto di Cristo.

Grazie per tutto e per questa ennesima riflessione! Prega per me e tutto il nostro presbiterio e la nostra diocesi: possiamo credere e vivere davvero da risorti! E tu che ora hai completato la strada, prendici per mano quando giungerà il momento di completare la nostra.

Ciao!

P.S.: bussa al cuore del buon Dio, ora che puoi farlo da vicinissimo, e ricordaGli che a noi tutti (che avremmo voluto rivederti qui) piacerebbe riabbracciare Raffaele lungo le nostre strade terrene. E portagli anche il cestino pieno di preghiere che si trova a San Luigi ai piedi dell'altare: se ti dice che le conosce già, sii tenace come sempre e non demordere nel ricordarGliele!

venerdì 20 marzo 2020

Cronache dalle lande sospese/2

Lunedì 9, appena 11 giorni fa, non chissà quanto la mia psiche vorrebbe, in mattinata da Ragusa sono sceso a Vittoria (si poteva, 11 giorni fa si poteva, sebbene altro già era sospeso).
Appunto dato il generale clima di sospensione, mi reco dove essa è somma e regna (almeno per me, che ancora sostengo che ci sarà la risurrezione della carne). Passeggio, prego, cerco i miei cari mai conosciuti o per poco, non trovo invece mio nonno (ma... ricordo che... chiederò). Infine...
Era da tanto che non vedevo le vostre foto, effetti luminosi che dagli occhi risalgono alla mente (oltre la foto, si che le vostre spoglie mortali sono lì) e al cuore (invecchio, mi sono emozionato parecchio).
Sarei rimasto all'infinito lì, in attesa con voi del compimento dei tempi, magari per essere il primo a riabbracciarvi, visto che in ogni caso in parrocchia è sospesa pure la messa.
Ma urge la preghiera, con voi, per le altre anime, per i vivi che non si ammalino, per i vivi ammalati che guariscono, per tutti gli uomini perché siano illuminati e non perdano umanità. Pregate per tutti noi, care nonne!
È stato un passaggio importante, questo al cimitero.
Come avvicinarsi all'orizzonte di tutto, verso ciò che sospeso non è mai, anzi, regge ogni attimo del tempo e ogni punto dello spazio.
Un riempirsi l'infinito, mentre l'Italia precipita nell'indeterminato.

venerdì 7 giugno 2019

Perché non ci lasceranno mai!

Cara M. S.,
spero non ti dispiaceranno queste righe... sai che faccio, le mando anche a tutti coloro che si trovano come noi due, con (almeno) una nonna o un nonno in Paradiso.
Ieri c'è stato il funerale di tua nonna, l'altro ieri, quando ci siamo visti (il 5 giugno), mia nonna materna compiva 103 anni, di cui quasi sette vissuti oltre lo spazio e il tempo, in quello che i filosofi chiamiamo eternità e da bambini impariamo a chiamare, in modo più simpatico, Paradiso.
Mi ricordo uno degli ultimi dialoghi con lei, iniziato con le lamentele dovute al non voler più mangiare e con una specie di rimprovero dovuto al fatto che voleva morire (nota bene: mi sembrava che rimproverasse qualcuno perché non morisse, non che soffrisse perché non moriva). Poi, calmandosi la sua energia vitale e rilassandosi un po', mi chiedeva: "Ma io quanti anni ho?". E io: "Nonna, quanti anni hai? Fatti il conto, sei nata nel 1916, siamo nel 2012... quanti anni mancano per avere cento anni?". Non mi ricordo se riusciva davvero a fare il conto esatto, ma quando realizzava di essere arrivata a 96 anni, allora diceva speranzosa: "Allora, se campo altri quattro anni, arrivo a 100 anni?". E io, sornione: "Ma se non mangi, come fai ad arrivare a 100 anni?". Meno male che poco prima rimproverava: "Voglio morire... Perché vivo ancora?".
Ti racconto queste cose perché sono convinto che noi nipoti siamo tutti legati, qualunque età abbiamo e qualunque tipo di nonne e nonni abbiamo avuto.
Siamo legati dal loro affetto per noi, che è una specie di affetto di mamma senza le preoccupazioni che hanno le mamme...
Siamo legati dalla loro cucina buonissima, se sapevano cucinare, o sempre a disposizione, se non cucinavano loro ma non risparmiavano su quello che avevano in frigo o in dispensa quando dicevi di aver fame...
Siamo legati dal loro essere fuori dal tempo... i nostri genitori, quelli sì, vivono nel loro presente e faticano a capire tante cose e non dobbiamo mai arrenderci per capirci a vicenda... ma i nonni... piccoli come noi quando siamo piccoli, ragazzi come noi quando siamo ragazzi, giovani come noi... sembra che invece di invecchiare per i fatti loro, crescono in base alla crescita dei nipoti e ricominciano quando spunta un nuovo nipote!
Noi nipoti siamo tanto legati che quando muore un nonno o una nonna, è come se morisse il nostro.
Giorno 5 ho celebrato la messa per alcuni amici miei che stanno vivendo una situazione molto spiacevole. Ma non potevo non celebrarla anche per mia nonna e quindi per mio nonno e quindi per gli altri nonno e nonna. Ho chiesto a loro 4 di pregare per i miei amici, di vederli dal Paradiso come se fossero loro nipoti. Ho chiesto a Gesù di aiutare i miei amici, accogliere in Paradiso i miei 4 nonni e di ascoltare le loro preghiere per i miei amici. La preghiera è una specie di giro che ci avvolge tutti.
In questo giro, vuoi entrare anche tu? Non è difficile... Puoi afferrare la mano di Gesù e chiederGLi di prendere con l'altra tua nonna e poi prendere la mano di tua nonna e chiederle di tenerti legata a Gesù. Oppure, afferra quella di tua nonna e chiedile di aiutarti a trovare la mano di Gesù.
Magari, un giorno ci accorgeremo che in questi incroci di mani le preghiere ci hanno aiutato tanto e hanno permesso a tanti di trovare le mani giuste per non perdersi nella vita e trovare la strada giusta per il Paradiso.
Ti saluto!
Se serve, sai che ci sono!
don Luca
P.S.: i miei nonni sono di casa in questo blog. Le parole in rosso sono link ad alcuni post in cui essi sono protagonisti.

domenica 28 ottobre 2018

Eh, già...

Eh, già, è proprio un autunno grigio, questo, odoroso per me di pellet e pile, perché umido tanto quanto basta per farmi restare a letto a causa del nervo sciatico infiammato! È pure tornata l'ora solare e io vorrei andare in letargo almeno fino a fine gennaio, quando si inizia a percepire che le ore di sole stanno aumentando.
Eh, già, è proprio l'autunno immaginato in note da Vivaldi e dipinto da tanti con sfumature così diverse dai miei autunni di sole e mare di qualche anno fa.
Eh, già, è proprio un'«immagine crepuscolare»  alla Guccini  quest'autunno in cui sembra che davvero un velo si sia posato sul sole, sulle cose, sulla vita, sullo stomaco, un velo trasparente, che non copre per nascondere, ma per farti sentire distaccato, malinconico, nostalgico... solo, nonostante chi ti vuole bene è sempre accanto a te... esausto, nonostante hai da poco iniziato le attività di sempre e in te e attorno a te vibrano le energie buone e ricche e fresche e curiose di ogni inizio...
E torno ancora una volta a te, Giuseppe, amico mio...
«Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie».
Soldati tutti noi di questo esercito chiamato umanità che lotta con se stessa creando eventi temporali nell'illusione di sopravvivvere a quello stesso tempo che la illude.
Come direbbe l'altro nostro amico, Salvatore, il mio conterraneo...
«Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera».
...
...
Diciamoci la verità, quando l'autunno fa il suo mestiere e ci permettiamo (finalmente) di non sfuggire al suo annuncio che la vita finisce, avvertiamo tutta la precarietà della nostra vita, la fragilità della nostra esistenza, l'angoscia di un orizzonte così ristretto che, se lo fissi, ti rivela di avere un solo volto, quello della morte.
Ecco perché io, giorno 1 novembre, sfiderò questo orizzonte insieme a chi l'ha già vinto e giorno 2 novembre lo sfiderò ancora, per me e per chi lotta per l'eternità.
Tu, morte, non mi avrai.
Qualcuno ha strappato ogni velo e riempito ogni oscurità di luce e in Lui non c'è più sconfitta della vita.
Sapete bene come venire con me per celebrare la Luce e la Vita e salire sulla Croce che ci fa scorgere l'Orizzonte eterno.
Vi aspetto!

mercoledì 5 aprile 2017

Non tutti i malanni...

...vengono solo per nuocere, visto che mai avrei potuto meravigliarmi come oggi (a casa ammalato) per questa meraviglia di Miyazaki figlio. Meravigliatevi pure voi, ne vale la pena!