Lunedì, seconda settimana del salterio.
Salmo 41/42 (CEI 1974):
Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
È vero. Rinasce in me una preghiera più serena.
E quando la tristezza e il gemito saranno umanamente definitivi, la Speranza apre alla lode nell'Eternità.
Com'è bello poi pensare a Dio che salva il mio volto, ovvero la mia identità.
Ma la parola volto fa pensare proprio ai particolari, ai dettagli di ciò che siamo, fisici ed esistenziali:
• alla fatica che ha modellato i nostri lineamenti mentre camminavano nella storia;
• alle relazioni che ci hanno nutrito (i volti di chi abbiamo incontrato) segnando i nostri volti di sorrisi e lacrime, imprimendo proprio quelle rughe e non altre;
• agli occhi che hanno incrociato i nostri, rendendo il nostro volto rosso di gioia, paonazzo di rabbia, pallido di paura, luminoso di serena felicità...
La salvezza che speriamo è davvero la cura premurosa di un Dio che si china da sempre su ogni mio aspetto senza dimenticare di sanare e custodire ogni particolare del bene che sono, divento e realizzo.
E come invoca il salmo 26/27 (CEI 2008):
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.
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