Lo so che sono calze per neonati.
Però immaginate un pentagramma e trasformatele in note.
E continuate a immaginare la musicista (sì, donna) che compone sferruzzando, attingendo all'arte imparata da giovinetta decenni prima, forse nel secolo precedente, magari da sua mamma...
E pensate al bimbo o alla bimba che gode di questa melodia antica che lo tocca attraverso le mani della sua mamma.
E lei, che ha atteso la nascita mentre nel suo grembo Qualcuno tesseva e ricamava (cfr. salmo 139, 13.15) il nascituro, come si attende il culmine di una melodia, riuscite ad immaginarla?
La potenza umile e semplice, mai completamente esprimibile a parole, di questa melodia, che si radica nell'Eterno e si trasmette da donna in donna, da madre a madre, riuscite a percepirla?
È la melodia dell'Amore, che nonostante tutto ti fa scoprire atteso perché voluto, voluto perché amato, nello scorrere inesorabile del tempo che giunge alla tua bisnonna, alle sue ultime fatiche da sarta novantenne per gli ultimi bisnipoti che avrebbe conosciuto, e passa per tua mamma.

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