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giovedì 9 febbraio 2023

Di un incontro non previsto e del trasalimento generato

Chissà se vale la pena scomodare Dante e Beatrice, il loro primo e poi secondo incontro, per dire di me, del mio trasalire davanti al tuo primo sguardo di ieri. 

Chissà se ti offendi se ti scrivo qui, scomodando anche Leopardi, che il mio trasalimento è nato dallo scoprir che "beltà splendea/negli occhi tuoi" interroganti e fissi nei miei mentre ti salutavo contento di rivederti, nonostante i miei poveri e limitati occhi umani non riuscissero a veder quanto sei davvero bella.

Chissà se ti senti derisa se ti ripenso su un trono da regina, anche se le regine non hanno troni con due ruote che le tue deboli braccia non possono far avanzare.

Scusami, se ti offendo o ti derido. Ma, giovanissimo scricciolo di donna che, mi pare, la mamma o la nonna hanno chiamato Valentina, tu porti nel nome questa contraddizione: sembri non valere e, invece, sei per noi una valente benedizione.

"Perché?", leggo adesso nei tuoi occhi di stamane.

Perché ci costringi a domandarci per quale motivo non dovremmo fare come gli spartani, ci fai ritrovare all'improvviso, senza sapere come, sul limite dal nostro monte Taigeto, davanti al baratro della nostra coscienza, col cuore che ci batte all'impazzata perché cerca una luce, un lucignolo almeno per intravedere che tu sei uguale a tutti coloro che hanno gambe forti, fisico mozzafiato, occhi stupendi.

Sei tu benedizione di un Dio che in te si fa vicino, mendicante d'amore per riempirci del Suo.

Sei tu farfalla stupenda che come noi vive nel bozzolo della storia per rivelarsi un giorno in tutto il suo splendore e allora noi, che crediamo di tessere chissà quale arazzo con la nostra vita, scopriremo contemplando te e i prediletti del Signore di essere stati solo vecchi ragni incartapecoriti intrappolati nelle loro stesse tele. E solo la Misericordia che ama e siete tutti voi potrà salvarci.

Sei tu che rendi immensi e giganteschi i tuoi genitori, i tuoi nonni, coloro che di te e delle tue sorelle e dei tuoi fratelli si prendono cura, veri protagonisti e vincitori in quella storia che Dio sta scrivendo, raccogliendo anche le briciole di sudore e pazienza e amore che a voi dedicano e sorridendo sornione di tutti i potenti manipolatori delle coscienze umane che accoglieranno la salvezza grazie a te, quando torneranno come bambini. 

Sei tu che puoi renderci umani, consapevoli di essere humus, terra buona se si lascia coltivare, fecondare, aprire al dono.

Grazie, piccola e immensa Valentina!

lunedì 7 dicembre 2020

8 dicembre, di madri e di poeti

Pasolini o Dante? Oggi entriamo nella festa dell'Immacolata e forse abbiamo bisogno di poesia e sentimenti filiali che sappiano scavare nella carne del rapporto con la madre, come fa il friuliano, per poter poi comprendere davvero con la mente e il cuore le vette dell'inno composto dal genio fiorentino. Buona festa dell'Immacolata Concezione, vi auguro di lasciar entrare l'immensità e la luminosità infinita di questo dogma della Chiesa Cattolica nella vostra vita.

Da: http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/2013/07/06/pier-paolo-pasolini-supplica-a-mia-madre/

Pier Paolo Pasolini, Supplica a mia madre (Da Poesia in forma di rosa)

È difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

In uno scritto a macchina, trovato postumo fra le sue carte, aveva scritto:

Ogni volta che mi chiedono di raccontare qualcosa su mia madre,

di ricordare qualcosa di lei, è sempre la stessa immagine che mi viene in mente.

Siamo a Sacile, nella primavera del 1929 o del 1931, rata mamma

e io camminiamo per il sentiero di un prato abbastanza fuori

dal paese; siamo soli, completamente soli.

Intorno a noi ci sono i cespugli appena ingemmati, ma con l’aspetto

ancora invernale; anche gli alberi sono nudi, e, attraverso

le distese dei tronchi neri, si intravedono in fondo le montagne

azzurre. Ma le primule sono già nate. Le prode dei fossi ne sono

piene. Ciò mi dà una gioia infinita che anche adesso, mentre ne parlo,

mi soffoca. Stringo forte il braccio di mia madre (cammino infatti

a braccetto con lei) e affondo la guancia nella povera pelliccia

che essa indossa: in quella pelliccia sento il profumo della

primavera, un miscuglio di gelo e di tepore, di fango odoroso e di

fiori ancora inodori, di casa e di campagna. Questo odore della povera pelliccia di mia madre è l’odore della mia vita”

(da Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Oscar Mondadori, 2005 p.41).

Da: https://cinquepassi.org/antologia/vergine-madre-figlia-del-figlio-dante-alighieri/

Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

  termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

   non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate.


venerdì 8 marzo 2013

8 marzo 20XIII...

...perché prima che il XIII secolo finisse, care mie, qualcuno celebrò la donna con parole da Vita Nova.
Ora, cosa cogliete nel termine "angelicare"?
Repressione dei sentimenti e dei desideri e smaterializzazione delle passioni e del corpo?
Oppure riconoscimento della capacità di comunicare la propria essenza come segno e simbolo del "senso immenso della vita" (è inutile, Gazzé non mi lascia in pace, per ora)?
Vi intriga questa seconda possibilità di lettura?
(D'altronde il fiorentino, almeno scrivendo la Comedia, dimostra di essere un tomista sfegatato e i veri tomisti, seppur con tracce di dualità, non sono mai dualisti!)
Allora fra poco potrete leggere le parole di una bellissima esaltazione del microcosmo femminile.
Al quale microcosmo, in tutte le sue singole espressioni, mando il mio sincero "In bocca al lupo!" perché abbia il coraggio, sempre e comunque e profondamente, di manifestare quell'altro aspetto della nobiltà umana che noi maschi non siamo ma di cui tutti abbiamo, oggi più che mai, una nostalgia immensa.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender non la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

P.S.: Qua si approfondisce e qui e qui si pass(at)eggia.