mercoledì 19 marzo 2025

La custodia

5 anni fa ci siamo affidati a lui perché ci custodisse durante il covid. Ripropongo qui i messaggi inviati allora alla lista broadcasting di Whatsapp proprio in riferimento a San Giuseppe, come augurio a chi oggi fa l'onomastico e a tutti i papà!

P.S.: gli altri messaggi, prima o poi in modo completo, li trovate cliccando su https://elefantesapiente.blogspot.com/p/diario.html?m=1

16 MARZO 2020


Sorpresa proprio prima di aprire la chiesa, un'oretta fa: «Tieni... per i poveri... la spesa... fai tu...». E via di corsa, senza quasi neppure il tempo di ricevere un grazie. Lasciandomi a pensare che oggi più che mai occorre 'restare umani' (si diceva così qualche mese fa?), diventando custodi dell'altro che ci viene affidato, con i gesti quotidiani dell'amore che ha pazienza, accoglie, perdona, è umile, sorride. San Giuseppe, che festeggeremo giovedì prossimo, custode di Gesù e Maria, è l'esempio per eccellenza di questo amore. Chiediamogli di pregare per noi e con noi il buon Dio, Padre nostro. https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/29255_La_preghiera_di_affidamento_a_san_Giuseppe.php

17 MARZO 2020


Quante storie di noi racconta il nostro viso? Gli occhi sorridenti, la piega attorno alla bocca quando siamo pensierosi, i capelli diradati e la barba brizzolata per l'età... Il viso di Giuseppe, figlio di Giacobbe, discendente del re Davide e del patriarca Abramo, come il nostro, narra una storia, fatta di battaglie e quiete, antichi re e attuale condizione ordinaria, fede e incredulità. Ma proprio lui, figlio di questa storia, è lo sposo della donna che partorisce il Dio con noi. Nella nostra storia, oggi impaurita ma segnata dalle gioie di una vita, il Signore ci chiama e ci dona la forza di essere "sposi": come l'ordinario sposo san Giuseppe, custodi di quanto ci ha portato fin qui, senza temere gli errori fatti e valorizzando la memoria dei doni ricevuti; come ogni sposo il cui viso il giorno delle nozze manifesta alla donna amata speranza nella vita, costi quel che costi.
A te,
o beato Giuseppe,
stretti dalla tribolazione ricorriamo, fiduciosi
invochiamo il tuo patrocinio e quello di Maria, tua sposa.

18 MARZO 2020


Io proverei a scolpirle rozze, scheggiate, rugose, callose e screpolate, le mani di san Giuseppe. Sono o non sono le mani di un artigiano? Sono o non sono le mani di chi è stato braccato dai soldati e per difendere e salvare moglie e Figlio è scappato lontano, oltre i confini del suo paese? Sono o non sono le mani di un uomo che è detto giusto? E il giusto le mani non le tiene lisce e morbide perché non fa il male, ma le usura nel compiere il bene. In questi giorni, spunteranno sulle nostre mani i calli delle carezze a figli e coniugi, le screpolature per i segni di Croce delle nostre preghiere, i segni di chi con pazienza ripete all'infinito gesti casalinghi di tenacia e speranza? San Giuseppe, "maestro di vita interiore, lavoratore impegnato nel dovere quotidiano, servitore fedele di Dio in continuo rapporto con Gesù" (san J. Escrivà), preghi per noi! Domani, alle 21 se potete, invochiamolo comunitariamente (vi manderò lo schema). Oggi, un po' di ritmo per le nostre mani: https://youtu.be/FexZCiC8SJw


A casa mia, alla fine vinse Luca (mamma) su Simone (papà). Per Giuseppe e Maria fu facile chiamare il bimbo come indicato da Dio. Ma per san Giuseppe, e ogni ebreo, imporre il nome significava tagliare alla radice il problema del padre. Significava dire: "Chiunque sia il padre biologico, ora è mio figlio: io, con il nome, gli do famiglia, popolo, storia, futuro, vita". San Giuseppe, prega per tutti i papà, che siano anche in questi giorni generatori di futuro per i loro figli. Prega per i figli e le mamme, perché rendano lieti i padri e li gratifichino per il loro affetto, spesso silenzioso e timido. Prega perché da stasera la festa del papà porti in ogni casa la gioia dei legami importanti perché unici e profondi. Prega perché ogni padre veda nei figli un dono ricevuto e nello stesso tempo partecipato e ogni figlio ritrovi nel padre una radice della sua vita.

19 MARZO 2020

Stamattina chiesa aperta per meno di un'ora, poca preghiera, una confessione, alle 10 mi aspettavano all'RSA per benedire una defunta prima di portarla al cimitero nella sua città. Poi, ne ho approfittato per la spesa (per me è sempre come entrare in un labirinto). Ma eccomi per gli auguri a chi oggi fa l'onomastico e a chi è padre, auguri con i quali ripeto a tutti voi, anche mamme, figli e così via, "Non temere", parole che san Giuseppe e Maria hanno ricevuto da Dio e che nel linguaggio della Bibbia indicano chiamata, impegno, forza per rispondere e agire. È questo il nostro segreto: un Dio che, nascosto in umili segni (Parola, sacramenti, testimoni), continua a sorreggerci bisbigliando: "Non temere". Ricordatevi di stasera! Buon pranzo!

Ho appena finito la messa e aperto la chiesa. Oggi lascio parlare le diverse riflessioni che trovate nello schema del Rosario per stasera: https://1drv.ms/b/c/f6b7e3f6ee82783e/Ef69Mjl9yI5HsJCgI6RY2ZABbEvMlJ9jzo4ifSHQiWI0IQ
Ovviamente, adattatelo a quanto in famiglia si può fare, ma non fate mancare la vostra preghiera e, anche da soli i più grandi di casa, non tralasciate le riflessioni che lo schema propone. Da parte mia, alle 21 sarò in chiesa davanti all'Eucarestia, a nome di tutti voi. San Giuseppe e Maria, sua sposa, preghino per noi.

20 MARZO 2020


Non sono state per te un problema le strade polverose del tuo tempo. A Betlemme dal nord si arriva dopo un bel viaggio e poi da Betlemme addirittura hai attraversato il confine con l'Egitto, per poi ritornare ancora a nord, in quel villaggio disperso in Galilea chiamato Nazaret. E anche se l'angoscia prese il posto della gioia di poter tornare a Gerusalemme dopo circa 12 anni (che Pasqua, quell'anno!), i tuoi piedi non ebbero né pigrizia nell'andare, né lentezza nel cercare il tuo Figlio perduto. Tu che sai camminare così bene, continua a pregare per noi! Noi, in pellegrinaggio angosciati verso una Pasqua incerta, vorremmo trovare sollievo. Silenziosi davanti a numeri e decreti continui, come te nel tempio davanti all'impertinente adolescente Gesù, aiutaci a guardare con gli occhi della fede non i fogli ancora futuri dei nostri calendari, ma il qui e ora dove affidarci al Padre e prenderci tutti per mano per compiere ogni giorno il passo possibile! San Giuseppe, custodisci il nostro cammino!

sabato 8 marzo 2025

Quanti 8…

 …in questo ennesimo 8 marzo trovo nella data (8 8bre millenovecentosett8, appunto) in cui furono scritte queste parole:

Non sono io che cerco Dio ma è Dio che cerca me. Non c’è bisogno che io cerchi chissà quali argomentazioni per avvicinarmi a Dio: le parole prima o poi finiscono e ti accorgi allora che non rimane che la contemplazione, l’adorazione, l’aspettare che Lui ti faccia capire ciò che vuole da te. Sento la contemplazione necessaria al mio incontro con Cristo povero.

Chi le avrà scritte mai? Un monaco, un mistico, un bigotto, un santo…?

Oggi è l’8 marzo, quindi…

E quindi una monaca, una mistica, una bigotta, una santa…?

Chissà… anzi chi sarà così curiosa da invitarla alla festa di oggi?

Io, quest’anno, ho deciso che vi festeggio attraverso di lei e vi (e mi) auguro di crescere verso la sua consapevolezza espressa in queste parole in una data con un solo 8:

Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il «Donatore» può intervenire quando e come vuole.  Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora. (27.04.1984)

P.S.: a questo link https://elefantesapiente.blogspot.com/search/label/8%20marzo, tutti gli auguri degli 8 marzo da oggi andando indietro nel tempo.

giovedì 6 marzo 2025

Camminare… camminare… camminare…/1

Chi ti obbliga? Vuoi restare immobile nella tua libertà di fare quello che vuoi? Vuoi restare tranquillamente seduto sulla poltrona delle tue idee? Vuoi restare dentro il tuo carattere e il tuo modo di fare che ti soddisfano tanto? Perché no?

Camminare è per i pochi che sanno immaginare di poter diventare migliori.

Camminare è per i coraggiosi che sanno mettersi in discussione.

Camminare è per gli inquieti che sanno sognare se stessi alla ricerca di cosa significa davvero essere liberi, saper pensare, saper realizzare tutte le potenzialità che portiamo dentro e che solo una vita in cammino potrà rivelare e far germogliare e fruttificare.

Ma è già faticoso scriverlo… figurati camminare davvero!

Buona Quaresima a chi immagina, a chi si mette in discussione, a chi sogna!

sabato 1 marzo 2025

I miei soliloqui a volte hanno una colonna sonora - 10

Ieri, il foglio per gli avvisi di inizio quaresima mi ha appiccicato Califano alla mente e all'anima e ancora continua quasi in loop a farsi sentire grazie a youtube:

https://youtu.be/byxpV0gNkFE?si=zbmY_S3AaX6GFfZU

(timidamente Baglioni stava per prendersi un po' di spazio, ma per copiare il link sono tornato sul Califfo e non ho resistito, di nuovo "e mi giocai ricordi...").

Ah, se qualcuno vuole sapere cosa ho scritto sul foglio, prima dell'elenco di giorni, ore e impegni, ecco qua!


QUARESIMA: UN TEMPO PICCOLO 

 

Se il tempo non ti basta mai e sei sempre di corsa, è arrivato il tempo per riconquistare il tuo tempo. Questa Quaresima è un tempo per te. 

Un tempo piccolo, certo, perché scapperà via in un baleno. 

Piccolo perché non riuscirà a contenere tutte le cose che dobbiamo e vogliamo fare ogni giorno, troppo piccolo per pensare di fare qualcosa in più per il Signore. 

Questa Quaresima è un tempo piccolo: una bellissima canzone di Franco Califano s’intitola proprio così, Un tempo piccolo. 

Prendiamola in prestito e un po’ adattiamola. 

Siamo diventati grandi in un tempo piccolo, abbiamo sbagliato per sentirci errore, ma ora rivolgiamoci al Libro, al Vangelo, cercando una Persona, Gesù, e giochiamoci i ricordi provando il rischio di rinascere sotto le stelle, dimenticando di colpo il nostro passato folle in un tempo piccolo. Dipingeremo così la nostra anima non più su tela anonima, ma in quel gran dipinto che è la storia d’amore fra il Signore Gesù e ciascuno di noi. 

Buona Quaresima a tutti voi, con la speranza di incontrarci per condividere i doni che il Signore ci fa quando anche solo due o tre sono riuniti nel suo nome. 

sabato 15 febbraio 2025

Sono Myriam...

 ...e lo zio mi ha detto che posso scrivere qua (anche se finora ha scritto lui).

La mattinata è andata bene: ho fatto i compiti e ho giocato.

(E la frase immediatamente quassù l'ha scritta lei).

sabato 1 febbraio 2025

Oggi i canditi non vanno di moda… (e perché allora le candele domani sì?)

Mi fa piacere quest’anno vivere il 2 febbraio di domenica (quindi in un contesto diverso da quello molto semplice dei giorni feriali) la festa della Presentazione del Signore.

Sì, la Candelora, per chi la chiama ancora così e per chi non la chiama e forse non lo sa che questa domenica 2 febbraio è una domenica leggermente diversa per quanto riguarda la celebrazione della messa (non per forza, ma allo Spirito Santo a Vittoria sì, sia alle 11 che alle 19). La Candelora, nome popolare, a ‘ngiuria potremmo dire, si chiama in effetti, all’anagrafe dei nomi corretti della liturgia, Presentazione del Signore.

E allora le candele? Per portarci a casa un talismano cattolico contro il malocchio, le calamità, le malattie, le disgrazie…?

Presentazione del Signore: Gesù viene per noi, noi siamo il Suo tempio, Egli è la nostra Luce quando viene il buio (che in una forma o nell’altra sa come sorprenderci).

Domani, portati a casa Gesù, una frase del Suo Vangelo, l’Eucarestia se la mangerai, il Suo perdono se ti confesserai. E la candela benedetta sia solo il segno che ti ricorda che quella luce, che potrai riaccendere a casa quando vorrai, è già accesa nella tua vita se accogli davvero il Signore, fonte di ogni benedizione.

P.S.: qui qualcuno canta https://youtu.be/Pqv4nnGD_vA?feature=shared 

venerdì 6 dicembre 2024

Care scolte, cari rover…/2

 …stasera domandona sul perché si soffre.

Non sono molto in vena né di risposte, né di lunghe discussioni.

Semplicemente, mi avete fatto venire in mente che porsi questa domanda significa, senza saperlo, chiedere a se stessi “chi sono io”?

Perché io so di soffrire, cioè do un valore particolare al dolore, senza ridurlo solo a sensazione fisica? Cosa c’è in me che distingue, fino a sentire rabbia e sconforto, l’ingiustizia dalla giustizia?

Chi sono io che rabbrividisco se penso ai miei cari in balia di malattie, come se non bastasse sapere che l’organismo umano a contatto con certi virus, batteri, materiali organici o meno reagisce deperendo e morendo?

È come se io fossi fatto di un grido, grido di vita, grido di eternità, grido di legami che desidero per sempre.

E se questo grido è vano, inutile, folle, assurdo, senza significato perché tutto muore e tutto, a volte per caso, a volte per le scelte degli uomini, sprofonda nell’ingiustizia, se questo grido resta strozzato dall’immensità di un universo sordo, allora non ha senso parlare di sofferenza. La materia ha le sue regole. Il resto (l’amore, la ricerca del bene, il voler un mondo migliore e relazioni sane, il desiderio di proteggere chi ami) è illusione.

Qualcuno può ascoltare il grido che sono?

Accidenti, ancora una domanda…


giovedì 21 novembre 2024

A novembre...

...la città si spense in un istante...

Il tempo passa, trascinandoti inesorabilmente lontano da chi hai pianto quando ti ha lasciato per sempre. Sembra che chi è morto non sia mai vissuto, a meno che non vai a frugare nei meandri più nascosti della tua coscienza e delle tue sensazioni.
Romolo Taddei, Raffaele Campailla, Giovanni Nigita sono tra coloro che sono morti in questi giorni novembrini ormai tanto da rischiare di ricordarli solo quando qualcuno ti accende la memoria.
Queste parole sono solo un tentativo di incidere meglio nella mia memoria, coscienza, cuore non il loro ricordo, ma la loro presenza.


venerdì 1 novembre 2024

Care scolte, cari rover…/1

 …stamattina alcuni di voi mi hanno ascoltato. Potremmo allora dirci davvero che è la festa del Sì!, oggi? Vedete, è un po’ come l’essere scout. Dici sì a riunioni settimanali, fine settimana fuori casa, sabati sera in mezzo ai boschi, domeniche mattina fuori dal letto, belle amicizie che nascono, esperienze particolari che solo chi è scout può capire perché le ha vissute.

Solo se questo inizia ad essere poco attraente inizi a pensare che hai detto No!  alla possibilità di altre esperienze ed amicizie, alle domeniche nel letto, ad alcuni sabato sera con la comitiva, ad alcuni fine settimana in giro come e quando e con chi vuoi tu, a non avere impegni settimanali…

E allora vai in crisi come scout e inizi a chiederti chi te lo fa fare.

La santità è la stessa cosa: quando l’essere cristiani non è più affascinante perché sembra che per esserlo bisogna essere quelli del No! a ciò che ci fa sentire liberi, allora iniziamo a dire Sì! a tutto, tranne a ciò che riguarda la fede, convinti che facendo quel tutto siamo liberi di fare quello che vogliamo.

Ma allora i santi sono quelli che hanno rinunciato ad essere liberi?

Sono sicuro che nessuno di voi si sente poco libero perché legato a una persona a cui vuol bene e perché capita di aiutarla, sostenerla, consolarla, accompagnarla… anche rinunciando a un po’ di noi stessi.

I santi hanno solo percepito con tutto se stessi che Qualcuno ha rinunciato a se stesso per loro, per noi.

È questo che crea il santo: scoprire e accettare e accogliere che Lui, per me, non si tira indietro mai.

E io per Lui?


mercoledì 23 ottobre 2024

Di bimbi e di scuole lontane dalla loro casa

Il tempo passa inesorabile... e i diari restano appena iniziati:

https://elefantesapiente.blogspot.com/2018/11/diario-dun-infiltratointro.html?m=1

Un effetto del tempo che passa è essere diventato "zio che accompagna la bimba a scuola".

Non ricordo più quali sorprese avevo programmato di scrivere nel Diario di un infiltrato, ma fa sempre un certo effetto immergersi nel tempo preparatorio dei bambini che va dal prepararsi a casa respingendo qualunque invito a sbrigarsi, alle chiacchiere in macchina, fino al raggiungimento di un confine invisibile che tu adulto non puoi oltrepassare, oltre il quale lo zaino (quest'anno oggettivamente pesante... o sono io che invecchiando mi ammorbidisco?) diventa leggero e si materializza con facilità e leggerezza su quelle spalle che invece in ascensore un quarto d'ora prima sembrava quasi volere spezzare.

E resti imbambolato, a goderti su quel confine il fresco delle 8.20... prima campana... adesso dal lato di chi non aspetta la seconda (ma poi chi è mai arrivato a sentire la prima? Vaghi ricordi alle medie inferiori...), mentre tutti quegli esseri che in altezza non superano la metà della tua, novelli hobbit, si allontanano e spariscono dentro il loro viaggio alla scoperta di ciò che la vita (la classe, i compagni, le maestre, la scuola...) è... creando in te, senza che te ne accorgi, il desiderio di riassaporare il tuo viaggio... e così ti ritrovi in macchina con Venditti nelle orecchie, con la scusa del link, non per ricordare chissà che, ma per assaporare nella sua voce e nella sua musica il tuo sentiero di bambino, ragazzo, adolescente.

Chiudo gli occhi per riaprirli qui e sorrido a questo punto del sentiero e del viaggio che sono io e il mondo attorno a me, effetti del tempo che passa.

sabato 25 maggio 2024

Me-mo-ria-le

Cara Desirée,

scrivendo un messaggio poco fa raccontavo di te e delle scelte di fede che stai compiendo da circa due anni in piena adolescenza.

Improvvisamente un po' di commozione.

Quante volte abbiamo detto "cresima"? Un sacco.

Ma qualcuno ti ha mai chiesto: "Desirée, presto mangerai l'Eucarestia per la prima volta! Ci hai pensato? Come ti senti?".

Lo faccio adesso.

Pubblicamente, in questa chat e sul mio blog.

Non aspetto tue risposte qui.

Questa domanda mi serve per leggere meglio il Vangelo.

Per capire meglio Gesù.

Il suo dire nell'ultima cena "Fate questo in memoria di me" non a bambini preoccupati di mani giunte e ostie da non masticare, ma ad adulti dalle mani avvezze a tirare su reti pesanti di pesce o a contare denaro delle tasse o a lottare contro i romani. Adulti che stanno mangiando e bevendo in memoria di quanto il Signore fece nella notte in cui il suo angelo passò e Israele divenne popolo, nonostante Egitto e Faraone.

Desirée, che da stasera mangerai in memoria di Gesù pane e berrai vino che non hai ancora mangiato e bevuto, le tue mani ora potranno ancor di più e meglio aprirsi per donare e il tuo vivere quotidiano avrà forza per essere "memoria", un segno che tutti posso vedere e che fa dire: "Perché dove passa lei resta l'impronta di cose belle e buone?".

È l'Eucarestia, memoria di Gesù per noi, che può renderci così.

Desirée, (e tutti noi non più bambini perplessi davanti a chi ci dice qualcosa su Gesù nel cuore, mentre invece finisce in pancia) puoi mangiare l'Eucarestia!

Ci pensi?

Come ti senti?

[Scritto su Whatsapp e "copiaincollato" qui].

lunedì 22 aprile 2024

Benedetto Marcello

Sarà la frequentazione forse anche quasi compulsiva (al quarto posto delle riproduzioni del mio Itunes) nei miei brevi momenti dedicati alla musica come sfondo di qualcosa da fare al computer, ma come ti prende la tonalità in re minore dell'oboe che suona la melodia principale e dei violini (se non dico una bestialità) di sottofondo con il loro sempre più maestoso e infine solitario scandire quei tre accordi (sempre perdonatemi l'ignoranza)... ho bisogno di stare ad ascoltare certa musica più spesso.

Ora è partita Loretta Goggi con Maledetta primavera... va bene, non c'è partita... ma direi che il tono psicologico che invece di deprimermi mi dilata il petto come se sensazioni di palude trovano nella malinconia musicata una scossa è lo stesso.

Dopo la Goggi, cercavo altro, è ripartito l'adagio... riascoltiamolo, è una cosa compulsiva, l'ho scritto...

domenica 31 marzo 2024

Oggi, 31 marzo 2024...

 ...buona Pasqua! - auguri semplici.

Auguri complicati - Una coppia seduta su un divano è separatamente immersa nei propri cellulari mentre il telegiornale scorre notizia dopo notizia nella tv che annuncia: Dicono  che Gesù il nazareno (quindi inutile per definizione), crocifisso (quindi maledetto da Dio per dimostrazione) è risorto!

Soggetto della coppia 1: Non c'è più religione!

Soggetto della coppia 2: Anzi, non ci sono più gli dei di una volta, utilissimi per vivere in pace vizi e virtù umani senza troppi scrupoli...

Soggetto della coppia 1: Eeeeh [sarebbe un sospiro]... e nemmeno quelli che ogni cultura riesce a crearsi per illudersi di saper superare le proprie limitazioni.

Coppia, all'unisono: Ok, aspetta... mi è arrivata una notifica...

Tv: Dal sepolcro è tutto. Ringraziamo i testimoni, se così si possono definire. In attesa di avvistamenti, buona domen... scusate, la regia... buon giorno del sole... è primavera, godiamoci la risurrez... la rinasc... i colori della natura!

Auguri letterari - "Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità" (Solovev). Buona Pasqua di Gesù, il Signore Crocifisso e Risorto!

sabato 10 febbraio 2024

Perchè Sanremo è Sanremo...


La porta finestra, da cui si gode questo spettacolo, 50 anni fa chiudeva un salotto con un tavolo e le sue sedie indescrivibili e un mobile di una certa importanza, bellissimo, unico testimone di quando m'impaurii per i denti troppo neri riflessi nel suo specchio dopo un'abbuffata corsara ed esagerata di confetti matrimoniali. Adesso si trovano in c.da Pidocchio, fuori Canicattì, provincia d'Agrigento (i mobili, non i miei denti che lascerei volentieri a Canicattì a mangiare la buonissima salsiccia sottile di lì).

Ma dalla stessa porta finestra potevi ammirare San Giovanni, o le prime pendici dell'altopiano ibleo che sovrastano Comiso, suonando un pianoforte che è ancora qui stasera davanti a me.

Non dimentico il divano e le due poltrone grandissime per me bimbo, ragazzo, adolescente, giovane (insomma, finché non ho iniziato ad allargarmi), che ormai riempio senza fatica a Scoglitti.

Forse, però, dimentico altro di quel salotto di 50 anni fa che non aveva la televisione come è invece qui stasera davanti a me.

50 anni fa la tv, ovviamente in bianco e nero, senza telecomando, funzioni smart, canali infiniti, era nella stanza accanto, la cucinasaladapranzo (tutto unito, per risparmiare spazio perché 6 adulti, ancora oggi, hanno problemi a starci dentro insieme in movimento).

Non so se mia mamma 50 anni fa era in cucina davanti alla finale in bianco e nero di Sanremo '74 (1° classificata Iva Zanicchi con Ciao cara come stai?), come lo è ancora qui stasera in salotto due posti più in là dal mio che occupo con un vistoso giro vita.

So che 50 anni fa ero io, ad occhi chiusi, ad allargare, poco o tanto, il suo girovita da dentro, con i miei esili e brevissimi circa 6 mesi fetali.

Mentre in salotto, con i mobili attuali e il pianoforte tutti a filo di parete per renderlo sala per le feste varie di mia nipote, oggi lei con l'energia dei suoi 7 anni prende la rincorsa dalla tv, accesa su questa serata finale di Sanremo 2024, per comprimere saltando il mio giro vita.

Perché Sanremo è Sanremo e dopo non so quanti anni e anni mi ritrovo a vedere invitato a una serata Sanremo seria, per di più in famiglia (roba da preistoria)... e nella casa dove tutto è iniziato e Myriam e Ludovica continuano.

martedì 14 novembre 2023

Vita da zio/1

Promemoria per i freddi e duri anni dell'adolescenza.

Il primo novembre, mentre stava scendendo le scale a Scoglitti per tornare a Vittoria, ha ripetuto a sua madre quanto detto pochi minuti prima nel momento in cui veniva chiamata: "Con lo zio Luca ci divertiamo troppissimo".

venerdì 7 aprile 2023

Oggi, venerdì santo...

...è finita!

Anche se ti chiami Gesù di Nazaret e sei figlio di Giuseppe il carpentiere che raccontava di angeli vari inviati per il tuo concepimento e per farti nascere.

Anche se tua Madre è Vergine, senza peccato originale e ha parlato con l’arcangelo Gabriele.

Anche se sei Dio.

Tutto finisce, se decidi di diventare uomo, che per definizione prima del concepimento non esiste e con la morte ritorna a non esistere; se ti fai uomo ed entri nella storia, che è fatta di tempo che scorre inesorabilmente.

Anche se parli d’amore e compi gesti d’amore, come hai fatto Tu.

Dove sono ora i tuoi amati discepoli, i tuoi ciechi guariti, i tuoi sordi sanati, i tuoi lebbrosi purificati, i tuoi morti risuscitati?

Cosa ha insegnato agli adolescenti degli anni 70 e 80 la tragica conclusione di Love story?

Cosa ha trasmesso cantare dal 1977 in poi strofe come “E chissà se prima o poi/Se tu avrai compreso mai/Se ti sei voltata indietro/E chissà se prima o poi/Se ogni tanto penserai/Che io solo resto qui”; o dal 1993: “Chissà se tu mi penserai/Se con i tuoi non parli mai/Se ti nascondi come me/Sfuggi gli sguardi e te ne stai/Rinchiuso in camera e non vuoi/Mangiare/Stringi forte a te il cuscino/Piangi non lo sai/Quanto altre male ti farà la solitudine”?

E le coppie perfette che finiscono a lotte atroci in tribunali sulla pelle dei figli? E le malattie e le calamità che sembrano risucchiare nei loro buchi neri di sofferenza e angoscia proprio l’amore, a volte ancora fresco e tenero come i fiori nuziali o del battesimo, di un giovane matrimonio o di una giovane genitorialità?

Tutto finisce, anche l’amore!

Tutto finisce, anche il potere di chi Ti ha condannato a morte, quel Pilato che nel 36 d. C. scompare dai libri di storia senza lasciare più tracce di lui, richiamato a Roma per un ricorso (e Napoleone, Mussolini, Hitler, Stalin cosa saranno sempre più se non pagine ingiallite di storia?); anche i sotterfugi criminali della casta dei sommi sacerdoti che ti ha ostinatamente voluto crocifisso e che dopo qualche decennio, nel 70 d. C, con la distruzione del Tempio di Gerusalemme sparirà dalla vita del popolo ebraico, lasciandolo senza poter offrire più nulla a Dio.

È finita, Gesù!

Anche se noi come tutti gli anni abbiamo già organizzato i pranzi di Pasqua già per il giorno prima (abbiamo fretta… ci fa paura, troppa paura la morte. Non la sappiamo più nominare!), le uova di cioccolato, gli auguri, le gite e le abbuffate di pasquetta… è finita ognuna di queste cose prima che incominci, perché abbiamo il bisogno già di proiettarci verso l’altra (chi non ha già almeno un paio di idee per il 25 aprile, il primo maggio…?).

Mi manca il respiro se penso che 50 anni fa io non ero nemmeno un sogno di giovane donna che si immaginava mamma e fra 50 anni (o forse già fra un anno, un mese, un giorno) saranno finite tante, troppe realtà che vivo come se ci fossero e dovessero durare per sempre, la mia vita compresa. È questo strazio che ha vissuto tua Madre, questa oppressione che dai polmoni senz’aria come pugno violento giunge allo stomaco fino a diventare macigno sul cuore e in profondità artiglio e flagello che lacera l’anima?

È questo dolore che ha attraversato il cuore del tuo discepolo amato mentre ascoltava i tuoi rantoli sulla croce con i quali dicevi di aver sete? Come il nostro dolore assetato per l’assenza dei nostri nonni, genitori, amici la cui morte ci inquieta, ci rende gli occhi umidi e diventa presenza ingombrante di un vuoto alla bocca dello stomaco? Vuoto inquieto di amori, ancora una volta, spezzati e finiti…

È finita, Gesù!

Ma Tu, ostinato, mentre tutto finisce e si spezza, continui a creare legami d’amore: “Ecco tuo figlio… Ecco tua madre…” (Giovanni 19, 26.27).

Cos’è questo dare speranza ai mortali? Cos’è questo rilanciare la vita, gli affetti, i legami, gli amori a chi non riesce a viverli compiutamente? Perché prolungare ciò che farà soffrire e darà tormento? La tua ostinazione non è malvagità che illude gli uomini? Cosa pensi di compiere così?

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), come i nostri antichi contadini siciliani maestri di giardini colorati di aranci e mandarini e limoni: “Cuncìu lu fruttu!” e ora lo possiamo spaccare e mangiare e godercelo come se fosse una passione d’amore!

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), non: “È finita!”, come se il tuo essere spaccato sulla croce e mangiato nell’Eucarestia sia una passione d’amore che passa dall’albero alla bocca di chi lo mangia.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per questo mentre muori ricrei legami d’amore che adesso non saranno più mortali frutti dei limiti umani perché potranno contare sul dono maturo del Tuo Spirito (Giovanni 19, 30).

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per questo ti fai seppellire in un giardino (Giovanni 19, 41), come seme già “cunciutu” dall’amore e dal perdono per la raccolta.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), lasciandoci increduli davanti alla gioia che niente finisce davvero se può maturare in Te, passando da inquietudine e dolore a pacificazione e amore, da male a bene.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), invitandoci a purificare lo sguardo e a vedere non il sepolcro nel giardino, ma il giardino che contiene il sepolcro, non la morte, ma le possibilità nuove che contiene il morire come seme in un giardino.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), inviandoci come maestra di questa purificazione la Maddalena.

“È compiuto”, Tu dici (Giovanni 19, 30), per sempre, una volta in più di ogni volta del nostro pensare che tutto finisce e del nostro dire che ormai è finita!

giovedì 2 marzo 2023

40 passi... circa! Passo 7

Quando il silenzio di ieri cerca di non trasformarsi in disperazione frustrata e rassegnata, può chiedere aiuto alla prima lettura di oggi:


Ester ci insegna a pregare non per fuggire dalla storia, ma per vivere nella storia affrontando le nostre responsabilità, affidandoci all'Unico che è più forte e più grande di tutta la storia umana. 



mercoledì 1 marzo 2023

40 passi... circa! Passo 6

Shhh...

Idealmente apri le braccia e muto e zitto e silenzioso abbracciali.

Tutti, non solo quelli buoni per le polemiche politiche euro-italiche.

Tutti, bimbi e adulti che non ci sono più perché l'ultima Pasqua non riusciamo a intravederla ancora e la storia umana sembra in piena notte.

E muto e zitto e silenzioso, nell'abbracciarli tutti, naufraghi, terremotati, bombardati, profughi, malati, abbandonati, apri gli occhi e contempla l'orizzonte.

Il buio s'incrina, impercettibilmente.

Grazie al tuo abbraccio, risposta all'Amore che squarcia la notte.

Fatti chiamare ancora, fatti chiamare ora, fatti chiamare sempre.

Chiamami ancora, Amore!

martedì 28 febbraio 2023

40 passi... circa! Passo 5

Vediamo se gli amici del Classico sono d'accordo.


Anechthe (ho traslitterato bene?), oltre che "fu condotto", può essere tradotto con "fu sollevato", come se il deserto fosse in alto, su un monte.
Monte e deserto: luoghi privilegiati per incontrare Dio.
Ma Gesù li raggiunge perché lascia agire lo Spirito: il protagonista della vita cristiana è Lui, lo Spirito Santo.
Per essere chiari, vita cristiana è ciò che dice l'immenso San Paolo ai Galati, per esempio: Cristo che si forma in noi (cfr. Gal 4, 19)*.
Quindi, lo Spirito non può non essere protagonista della nostra Quaresima. Che ne dite se impariamo ad invocarLo?
Può essere utile imparare almeno un verso di questa antica preghiera:

Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.

O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell'anima.

Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.

Sii luce all'intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.

Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.

Luce d'eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore. Amen.**

*Offro una pizza a chi mi dice in quale testo dell'Ac questo verso biblico è usato come titolo.
** Per chi vuole sentirla cantata in gregoriano e in latino: https://youtu.be/HEKuxUOPzk8


lunedì 27 febbraio 2023

domenica 26 febbraio 2023

40 passi... circa! Passo 3

2022-24 febbraio-2023. Un anno di guerra tra russi ed ucraini. Può la nostra Quaresima non diventare un grido di pace? Signore, che sulla croce hai abbattuto l'odio che divide i popolo, donaci la pace, rendici operatori di pace!

http://www.cultura.va/content/cultura/it/organico/cardinale-presidente/texts/famiglia-cristiana-articoli0/il-muro-dell-odio-abbattuto.html

sabato 25 febbraio 2023

40 passi... circa! Passo 2

Questa foto fu fatta di domenica sera e rappresenta una sera di un giorno dopo il sabato di tanti anni fa (https://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Lc+24%2C13-35&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3 ). A proposito, è il tabernacolo di San Luigi. Al centro si capisce bene chi c'è, ma i due che stanno ricevendo un pezzo di pane direttamente dal Signore potremmo chiamarli con tutti i nostri nomi. Venerdì il loro maestro è morto nel modo peggiore, si sono nascosti e alla fine  hanno deciso di scappare lontano da ogni cosa o persona che ricordasse loro la tragedia di Gesù. Ma Cristo non tradisce: si accosta, cammina con loro, li ascolta, si confronta con le loro ansie e paure e disperazioni... "Resta con noi!", lo invitano alla fine. Resta con noi, Signore, in questo cammino lungo intere settimane. Resta con noi, nel dono del Tuo Corpo e Sangue offerti per noi! https://youtu.be/PUFlAzyWMY4

giovedì 9 febbraio 2023

Di un incontro non previsto e del trasalimento generato

Chissà se vale la pena scomodare Dante e Beatrice, il loro primo e poi secondo incontro, per dire di me, del mio trasalire davanti al tuo primo sguardo di ieri. 

Chissà se ti offendi se ti scrivo qui, scomodando anche Leopardi, che il mio trasalimento è nato dallo scoprir che "beltà splendea/negli occhi tuoi" interroganti e fissi nei miei mentre ti salutavo contento di rivederti, nonostante i miei poveri e limitati occhi umani non riuscissero a veder quanto sei davvero bella.

Chissà se ti senti derisa se ti ripenso su un trono da regina, anche se le regine non hanno troni con due ruote che le tue deboli braccia non possono far avanzare.

Scusami, se ti offendo o ti derido. Ma, giovanissimo scricciolo di donna che, mi pare, la mamma o la nonna hanno chiamato Valentina, tu porti nel nome questa contraddizione: sembri non valere e, invece, sei per noi una valente benedizione.

"Perché?", leggo adesso nei tuoi occhi di stamane.

Perché ci costringi a domandarci per quale motivo non dovremmo fare come gli spartani, ci fai ritrovare all'improvviso, senza sapere come, sul limite della nostra rupe Tarpea, davanti al baratro della nostra coscienza, col cuore che ci batte all'impazzata perché cerca una luce, un lucignolo almeno per intravedere che tu sei uguale a tutti coloro che hanno gambe forti, fisico mozzafiato, occhi stupendi.

Sei tu benedizione di un Dio che in te si fa vicino, mendicante d'amore per riempirci del Suo.

Sei tu farfalla stupenda che come noi vive nel bozzolo della storia per rivelarsi un giorno in tutto il suo splendore e allora noi, che crediamo di tessere chissà quale arazzo con la nostra vita, scopriremo contemplando te e i prediletti del Signore di essere stati solo vecchi ragni incartapecoriti intrappolati nelle loro stesse tele. E solo la Misericordia che ama e siete tutti voi potrà salvarci.

Sei tu che rendi immensi e giganteschi i tuoi genitori, i tuoi nonni, coloro che di te e delle tue sorelle e dei tuoi fratelli si prendono cura, veri protagonisti e vincitori in quella storia che Dio sta scrivendo, raccogliendo anche le briciole di sudore e pazienza e amore che a voi dedicano e sorridendo sornione di tutti i potenti manipolatori delle coscienze umane che accoglieranno la salvezza grazie a te, quando torneranno come bambini. 

Sei tu che puoi renderci umani, consapevoli di essere humus, terra buona se si lascia coltivare, fecondare, aprire al dono.

Grazie, piccola e immensa Valentina!

lunedì 12 dicembre 2022

Che belle, le mie lacrime!

https://youtube.com/clip/UgkxmX74vnydZqdcz4h7RQ7AseVYvgUro0TG

Anche mentre preparo la clip... la prima volta, anni fa, fu pianto a dirotto, la seconda pure, oggi quasi e poco fa, portando avanti e indietro Youtube per tagliare nei punti giusti le scene, anche poco fa mi si sono inumiditi gli occhi mentre incrociano quelli che, nella finzione cinematografica, corrono in fretta verso un figlio cadente.

Sarà che tutti, non solo quando cadiamo, abbiamo bisogno di sentire una voce che ci rassicura: "Sono qua!".

Sarà che inconsciamente quegli occhi sono gli occhi della madre che ci portiamo dentro e le lacrime sono la gratitudine per tutte le sue corse verso di noi, gratitudine che finalmente si esprime libera, presa in contropiede dal gioco d'immedesimazione che un film porta con sé.

Sarà... ma cosa c'è di più bello di quando allunghi una mano (fisica o meno) alla cieca e davvero qualcuno te la stringe dicendoti: "Sono qua io"?

Un genitore, se potesse, non farebbe di tutto per essere sempre, anche dopo la sua morte, quella mano e quella voce per i suoi figli?

Maria è quella Madre che non vediamo e che è sempre lì a prenderci per mano e a rassicurarci della sua presenza, anche se significa correre col cuore in subbuglio come per Gesù. Gesù è quel Figlio che non vediamo e che tiene per mano tutti gli altri figli suoi fratelli, anche se significa soffrire e morire con loro.

Un genitore non farebbe di tutto per affidare i suoi figli a questa Madre e a questo fratello maggiore?

martedì 23 agosto 2022

“De-linquente!”, sbottò il coro delle re-liquie

La nonnina, appoggiandosi passo dopo passo sul suo bastone, con fiducia si avvicinava alle strisce bianche pensando di attraversar la strada senza problemi. Teneva nella mano libera un piccolo sacchetto con dentro quel che bastava per il suo pranzo quotidiano; per la spesa grossa, quella che serviva per la domenica, per far mangiare nipoti e figli con relativi coniugi, ci pensava suo genero. “Devo ricordarmi che lunedì prossimo amm’a fari u cino e mi devo fare comprare…”: ormai è lontana tre passi dal marciapiede e chiaramente intenzionata ad attraversare la strada, ma il flusso dei suoi pensieri viene letteralmente travolto da un auto (citycar, crossover, berlina, blu… e chi ne capisce più?) guidata da un o un’irriconoscibile autista che si merita, col bastone alzato e il vigore inesauribile di chi ancora impasta chilometri e chilometri di scaccia rausana, di essere rimproverato a gran voce: «DE-LINQUENTE!».


Ora, sperando di non essere fuori strada, mi viene in mente che il De-Linquente è chi, nel legame tra persone che vivono insieme (in un condominio, in un quartiere, in una città, per pochi secondi su un tratto di strada con le strisce bianche), svuota questo legame fatto di fiducia reciproca e abbandona il voler meritare la fiducia degli altri, facendo di testa sua. Se mi permetto di non rispettare le strisce bianche, il semaforo rosso, i giorni di raccolta differenziata… non solo ho tralasciato di osservare delle leggi civili e amministrative, ma ho svuotato il legame che ci accomuna e che ci fa fidare gli uni degli altri in quanto dal mio rispetto della legge nasce la sicurezza per tutti e viceversa.


Domani porteremo la Re-Liquia relativa a san Giovanni Battista nella Residenza per Anziani Villa San Giorgio di via Falcone e nella Casa di Riposo Beata Maria Schininà di via Madre Teresa di Calcutta. San Giovanni Battista non è un De-Linquente per noi, ma per qualcuno lo fu (finì prima in carcere, poi decapitato). Tradiva la “fiducia” di chi pensava di poter fare quello che voleva senza nessuno a ricordare il volere di Dio.


Nei potenti ha lasciato vuoto, nei giusti e nei credenti in Gesù ha lasciato il suo essere segno indicatore verso mete difficili, la giustizia terrena e il Regno di Dio.


Se il De-Linquente si fermasse alle strisce bianche, pagasse le tasse, deponesse le armi delle rapine e degli omicidi, diventerebbe anche lui Re-Liquia: ciò che resta, un segno concreto che è possibile perdere se stessi, ma rafforzare la fiducia che insieme si può vivere, gli uni per gli altri.


I documenti della storia ci assicurano che quel frammento di ossa di un braccio umano ha a che fare, in qualche modo che solo le memorie fragili che accompagnano fatti e luoghi lontani possono spiegare, con la storia concreta di san Giovanni. Allora, amici credenti, rispettiamo il segno come tale e non fermiamo lo sguardo ad esso, alziamo i nostri occhi a Gesù, che è indicato da quel segno, e camminiamo con Lui e verso Lui presente negli ultimi.


La reliquia del braccio di san Giovanni vi aspetta domani pomeriggio 24 agosto dalle ore 15 tra gli anziani di via Madre Teresa di Calcutta: venerate il segno, se volete, ma poi, con un sorriso, una stretta di mano, una chiacchierata… sollevatevi ad amare Gesù in chi è debole, malato, sull’ultimo tratto del cammino verso l’eternità.

martedì 12 aprile 2022

Agli amici di Sant'Antonio di Comiso (e a chi passa di qua): appunti prima serata

Carissimi, qui di seguito gli appunti di ieri, quelli letti, quelli "detti" e quelli rimasti sulla carta. Sono solo appunti, non un testo vero e proprio ordinato e strutturato bene. Ma per chi vuole ripercorrere quanto ci siamo detti ieri e cogliere qualcosa che non è stata detta, questi appunti possono essere utili. Essendo appunti, qualcosa potrebbe essere imprecisa o bisognosa di precisazioni. Grazie a chi (chiunque legga questa pagina) mi farà notare qualcosa da correggere!

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1. Introduzione generale

§ Esercizi spirituali:

mettere in movimento la nostra dimensione spirituale;

noi siamo un corpo (materia) capace di Infinito.

Cioè non ci accontentiamo mai (per esempio, ogni giorno ricominciamo, nel bene o nel male), vogliamo capire le cose, non sopportiamo la menzogna e l’ingiustizia, ma sopportiamo per esempio il dolore nostro per il bene di chi amiamo e anche di chi non conosciamo.

Volontà, intelligenza, desiderio di verità e di bene… ecco l’apertura all’Infinito che coinvolge anche il corpo (la volontà è sostenuta dalle emozioni e sensazioni, l’intelligenza parte da quello che i nostri cinque sensi colgono).

Quindi, esercizi spirituali: mettere in movimento tutto quello che siamo per accogliere l’Infinito meglio di ieri.

Infinito: il massimo del bene, del vero, del giusto, anzi più del massimo, ciò che è Bene, Vero, Bello, Giusto… Dio, che ci ha fatti così proprio per incontrarci.

Noi diciamo di essere cristiani. Questi esercizi li facciamo per vivere meglio la Pasqua. Ovvero meglio incontrare il Dio che a Pasqua ne ha combinata una delle sue. Bene.

2. Introduzione particolare

§ Allora mettiamoci nella prospettiva di Gv 20, dal v. 19 e Lumen Gentium 7. 

Iniziamo con Gv 20.

Gesù è morto il venerdì, è passato il sabato, la mattina del primo giorno dopo il sabato è stato trovato vuoto il sepolcro, siamo arrivati alla sera del primo giorno dopo il sabato.

1. i discepoli sono insieme

2. Gesù venne e stette in mezzo e annuncia la Pace di Dio

3. Si fa riconoscere come il loro maestro, quello che è stato crocifisso.

4. Dona lo Spirito Santo perché continuino loro la missione che il padre aveva affidato a Gesù.

Possiamo dire che queste 4 cose sono Pasqua?

Allora dobbiamo mettere in moto queste 4 cose:

Siamo discepoli che cercano di esserlo “INSIEME”? (Capisco, voglio, come mi sento?)

Sappiamo “INSIEME” accogliere Gesù, lasciargli il ruolo di protagonista della nostra vita (personale e comunitaria)? (Capisco, voglio, come mi sento?)

Lo accettiamo, sostenendoci “INSIEME”, come Colui che agisce nella storia attraverso l’impotenza dell’Amore fino anche ad essere Amore Crocifisso? (Capisco, voglio, come mi sento?)

Accogliamo il dono dello Spirito “INSIEME” come impegno per continuare la missione di Cristo? (Capisco, voglio, come mi sento?)

È facile rispondere di sì. Ma fare gli esercizi non significa dirsi quanto si è bravi. Avete presente Rocky? Ogni film, deve allenarsi più delle altre volte per superarsi. Noi, lasciamo operare lo Spirito perché ci renda sempre più conformi a Gesù. Capisco, voglio, come mi sento? Questo “INSIEME” quali obiezioni mi provoca, qualunque sia il motivo per cui i discepoli, 2000 anni fa o oggi, siano insieme? Ecco, alla fine degli esercizi, dovremmo poter dire al Signore: “Abbiamo capito qualcosa in più per vivere la Pasqua, sappiamo cosa ci viene difficile, aiutaci tu in…” e dovremmo poter chiedere aiuti concreti.

Per capire ora un attimo meglio Gv 20 e cosa rappresenta:

c’è il nostro passato lì, la nostra prima volta in cui abbiamo scoperto Gesù, la nostra prima e tutte le altre conversioni (c’è sempre una comunità di qualche tipo che mi aiuta a scoprire Cristo Signore che opera nella mia vita);

c’è il nostro presente, perché magari siamo un po’ bloccati e arrugginiti (e per questo ci servono gli esercizi), ma se la fede non si è ancora spenta è perché viviamo dell’azione di Cristo, per mezzo dello Spirito, nella Chiesa;

c’è il nostro futuro, il Paradiso sarà definitivamente così, solo senza missione.

Farsi queste domande significa scuotersi nella nostra quotidianità, fatta del tran tran più o meno stressante di ogni giorno, è aiutarci a vicenda a vedere il Signore e a mescolare le nostre vite (cioè Gv 21, ma questo segnatelo e, almeno per adesso, leggetelo a casa voi). Farsi queste domande significa interrogarsi su di sé come persona in cammino nella Fede e sul proprio rapporto con il gruppo/movimento/associazione e, attraverso questo, la parrocchia tutta. Non solo: io insieme ai fratelli del movimento, ma io insieme ai fratelli del movimento insieme a tutta la parrocchia. Perché questa che sembra un’esagerazione?

§§ Altra prospettiva, allora, da tenere presente e che ci aiuta a capire l’insistenza su “INSIEME” e a continuare il cammino che state facendo insieme come comunità sul rapporto parrocchia/gruppi e movimenti: la Chiesa Corpo mistico di Cristo (Lumen Gentium 7)

La Chiesa è il popolo di Dio. Ma come ci ricorda il Concilio Vaticano II nella LG al n. 7, riprendendo il grande insegnamento del grande san Paolo (sono citati in un solo numero – in tutto la Lg arriva al n. 69 –  Gal 2 volte, 2 Cor, 1 Cor 7 volte, Rm 3 volte, Col 3 volte, Ef 7 volte, Filippesi, 2 Tm, per un totale di 25 citazioni), la Chiesa è anche il Corpo mistico di Cristo. “Insieme” significa come un solo corpo.

LG 7: "Per mezzo del battesimo siamo resi conformi a Cristo: « Infatti noi tutti « fummo battezzati in un solo Spirito per costituire un solo corpo » (1 Cor 12,13). [...] Partecipando realmente del corpo del Signore nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi: « Perché c'è un solo pane, noi tutti non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso pane» (1 Cor 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo (cfr. 1 Cor 12,27), «e siamo membri gli uni degli altri» (Rm 12,5)".

Ma ciò non significa conformismo e spersonalizzazione, (del singolo e del movimento) ma conformità a Cristo e scoperta sempre più profonda di se stessi in Cristo. Come san Paolo dice in Col 2, 19, da Gesù, «tutto il corpo ben fornito e ben compaginato, per mezzo di giunture e di legamenti, riceve l'aumento voluto da Dio». L’aver incontrato Gesù, cioè, trasforma la nostra vita da quella di un singolo a quella di una persona legata a Gesù e attraverso Gesù ad altri, anche sconosciuti, con i quali lo Spirito di Cristo, se lo lascio agire, mi compagina, cioè non mi lascia come un singolo foglio disperso, ma mi mette assieme ad altri fogli per essere, pagina dopo pagina, un libro che può essere letto, mi rende membro che fa bene al corpo e che riceve dal corpo.

Già questa visione di Chiesa ci porta a non assolutizzare nessuna forma di Chiesa (parrocchia, gruppo, movimenti… a modo loro, nessuno può dire: la Chiesa sono io, ma sono nella Chiesa, sono una delle tante espressioni del Corpo di Cristo che è la Chiesa) e ci porta oltre ogni confine, non perché li annulla (la parrocchia mi aiuta ad essere corpo di Cristo, il movimento di cui faccio parte pure), ma perché li valorizza aiutandomi a scoprire nell’insieme e nel particolare: l’insieme senza di me, senza la parrocchia, senza il movimento, senza la diocesi è più povero, il particolare che sono io, la parrocchia, il movimento, la diocesi senza l’insieme non riesce a capire chi è.

E questo perché… attenzione a un intrecciarsi di immagini… Dunque, Chiesa Corpo di Cristo. Ma noi abbiamo una realtà di fede che fin dal libro della Genesi è vista come unione di due che divengono uno. Qual è? Il matrimonio! E infatti se la Chiesa è una con Cristo tanto da essere il suo corpo, i padri del concilio non hanno avuto problemi a scrivere sempre al numero 7 della Lumen Gentium:

"Cristo inoltre ama la Chiesa come sua sposa, facendosi modello del marito che ama la moglie come il proprio corpo (cfr. Ef 5,25-28); la Chiesa poi è soggetta al suo capo. E poiché «in lui abita congiunta all'umanità la pienezza della divinità » (Col 2,9), egli riempie dei suoi doni la Chiesa la quale è il suo corpo e la sua pienezza (cfr. Ef 1,22-23), affinché essa sia protesa e pervenga alla pienezza totale di Dio (cfr. Ef 3,19)".

Cristo e la Chiesa universale, quindi anche io, vivono l’uno per l’altra, Sposo e Sposa, e Cristo non pretende che la sua sposa sia bella, ma le dona Lui la sua bellezza con i doni dello Spirito (carismi e ministeri, movimenti e associazioni, e coì via). Ora, o ci percepiamo come un harem, o tendiamo all’unità del corpo mistico per essere una sola cosa in Cristo nostro sposo.

Per estremizzare: non sono unito a Cristo se non sono unito agli altri membri della Chiesa, non solo come dono del Signore (che porterebbe a parrocchie e diocesi in cui ogni parrocchia, gruppo, movimento fa la sua parte anche bene, ma appunto resta parte e il corpo mistico sarebbe fatto da compartimenti stagni).

Capisco questa realtà che il Signore mi ha donato, la voglio far crescere in me, come mi sento al pensiero di dover rivedere parte della mia vita per lasciare che il Signore mi faccia vivere ancor di più il mio essere Corpo di Cristo? Vediamo se Maria di Betania e Giuda ci aiutano ad affrontare questa sfida di essere la Sposa Una del Cristo per formare in Lui e con Lui un solo corpo mistico.

§§§ Maria di Betania  e Giuda (Vangelo del giorno): elemento affettivo contro elemento razionalistico e utilitaristico. Spunti per approfondire. Potremmo dire (senza ancora domandarci cos’è parrocchia, lo faremo domani): lo stile tra cristiani quale deve essere per non tradire il proprio essere corpo di Cristo e quindi Chiesa?

Al centro c'è Cristo, secondo Maria/al centro, con la scusa di Cristo, tutto tranne Lui, secondo Giuda.

Maria di Betania: stile sponsale, relazionale, sempre in riferimento a Cristo

Sposa: Lavarsi i piedi (qui profumarli) a vicenda, sciogliere i capelli, sono segni d’intimità coniugale + rif a Cantico dei Cantici (profumo effuso: 1,3; un re preso dalle tue trecce: 7,6; 4, 9-10: tu mi hai rapito… i tuoi profumi più di tutti gli odori).

Maria di Betania, sorella di Lazzaro, è la creatura che risponde a Dio con amore, è la Chiesa che si lascia amare (fratello tornato in vita) e, grata, ama.

Se pensiamo a banchetto=festa insieme, cosa ne deduciamo? Che la vita della parrocchia dovrebbe essere questo accogliere insieme i doni di Gesù simboleggiati in resurrezione di Lazzaro (qualunque direzione prendano: vita quotidiana, cammini dei movimenti, bimbi che nascono e per cui si chiede il battesimo, presenza dei ragazzi e dei giovani e dei loro catechisti e animatori, dei poveri e degli operatori della carità), dove insieme significa che uno qualunque di questi doni è per la gioia di tutti e, quindi, tutti poi partecipiamo del gesto di Maria. Tutto viene da Cristo, tutto torna a Cristo.

Luogo primario: messa. Luogo organizzativo: Consiglio pastorale. (ci torneremo il terzo giorno)

Sposa-sposo, più che organizzatore di eventi anche sociali

Giuda: stile autoreferenziale e/o limitato

Ladro vero, ladro spirituale: togliere il profumo a Cristo significa togliere lo Sposo, togliere il significato e il senso dell’essere movimento e parrocchia e Chiesa, significa non capire i doni di Cristo e non far sbocciare l’amore (quello vero che unge i piedi, cioè s’impegna, si sacrifica, tocca la carne di chi ha bisogno di amore – direbbe papa Francesco – non vive di sensazioni o di rivendicazioni per le categorie senza giungere mai alle persone concrete).

Giuda giudica Maria di Betania, come spesso nella Chiesa giudichiamo chi vive la sequela in modo diverso da noi, senza capire che, essendo membra diverse, stiamo contribuendo a rispondere con la nostra specificità LIMITATA all’amore di Gesù. Solo “INSIEME” verrà fuori il profumo che si diffonde in tutta la casa.

Giuda pensa a fare buone azioni (riunioni, attività, corsi, formazione, gesti solidali, incontri di preghiera, veglie, liturgie, ecc), mentre Maria ama Gesù, cerca l’essenziale senza il quale tutte queste cose sono ottime cose dell’uomo verso l’uomo, non azioni della Sposa (umanità che accoglie Amore trasformante di Cristo) verso lo Sposo che è il livello pieno di relazione a cui Gesù vuole portare l’umanità, perché sia il Suo Amore perfetto a sanare l’imperfezione e i limiti dell’amore umano.


Maria fa sì che la vita nella casa sia piena del profumo dell’amore, la casa diventa la locanda (cfr Di Cristina, nota 1 in basso) dei discepoli di Emmaus e del buon Samaritano, diversa da sede di sindacato, onlus, centro sociale di Giuda (ottime cose, ma diverse per stile e per orizzonte rispetto alla parrocchia, che tende verso l’essere famiglia e che non può chiedere tessere di appartenenza a nessun partito o categoria sociale e non può attenzionare solo alcune sofferenze umane, bensì tutte).

L’Amore di Dio che genera amore di uomini è una cosa. Il pensiero degli uomini che genera un utile determinato da  quel pensiero è altro (il pensiero marxista cerca il bene del proletariato nella logica dell'utile per il proletario, anche se occorre lottare contro i proprietari e far scomparire la classe imprenditoriale. I cristiani, anche quando dovessero lottare, dovrebbero farlo senza creare nuove forme di risentimento, del ricco costretto a diventare povero per esempio, e sviluppando vita familiare attraverso una vera fraternità. Cfr Ezechiele Ramin).

Ora, queste che sembrano riflessioni poco centrate per il nostro tema (INSIEME), invece ci danno con chiarezza l'esempio di ciò che non deve fare un movimento in parrocchia: pensare al proprio utile credendo che sia il bene di tutti.

Se parto da Gesù e vedo la Chiesa come il Suo Corpo, nel quale anch'io sono inserito, allora anche io e il mio movimento abbiamo bisogno di Cristo e grazie al suo Amore per noi possiamo amare poi la Chiesa corpo di Cristo (per esempio la parrocchia).

Tra l'altro, c’è circolarità virtuosa tra Cristo e varie presenze di Cristo.

Cristo parla, mi accoglie, mi nutre, mi attende nei piccoli-poveri-ultimi che riconosco come Suoi se ho ascoltato Cristo, che accolgo e servo come farebbe Lui se ho lasciato che Cristo mi accogliesse e nutrisse, ho mangiato Cristo.

Cristo mi ama e io lo amo amando la Chiesa che fa risuonare la Parola di Cristo, mi genera come suo figlio inserendomi nel Corpo di Cristo, mi dona il Corpo di Cristo, è la Sposa di Cristo che io amo come la ama Cristo.

Con Maria, il profumo (che è ormai l’amore di Maria nato dall’amore di Gesù e tornato a Gesù come profumo prezioso, genuino, non ipocrita, vero) si diffonde, tutta la casa può godere di questo amore.

Con Giuda, 300 denari, aiuti 300 poveri per un giorno, 150 per due, 75 per 4, 15 poveri per venti giorni, 3 poveri per 100 giorni, oppure tra spese gestionali, pubblicità, compensi agli specialisti, non aiuti nessuno ma sei felice perché hai usato trecento denari per la solidarietà (scusate la provocazione, ma succede così quando un movimento eccleziale si ripiega in se stesso, alla fine rischia d’implodere).

§ Conclusione di oggi: stile sponsale tra cristiani porterebbe le eventuali parrocchie chiuse in se stesse ad aprirsi al territorio e ai gruppi/movimenti e diventare quanto diceva

GIUSEPPE SAVAGNONE, Comunità credenti nel mondo d’oggi, in Presbiteri. Rivista di spiritualità pastorale, 6, 6/2012, 418-419

«[Oggi] la parrocchia può offrire la sola cosa che la nostra società non è in grado di dare, uno spazio di senso e di comunicazione umana in cui ciascuno possa ritrovare se stesso in un’esperienza di autentica vita comunitaria.

Perché ciò accada, però, è necessaria una vera e propria conversione della struttura parrocchiale: da ‘stazione di servizio’ che elargisce riti e sacramenti, quale spesso si è ridotta ad essere, [cioè, con la scusa di Cristo, tutto tranne Cristo: festa familiare, occasione per i vestiti nuovi, per diventare compari-commari, per farci certi regali, tipo il cellulare, ecc. Questa nota tra parentesi è di Luca Tuttobene] essa dovrebbe diventare ambiente umano – e perciò anche cristiano – capace di richiamare chiunque, anche non credente, abbia nostalgia di una reale esperienza comunitaria, fondata sul dialogo sincero e sul rispetto reciproco. Sarà su questo terreno che la proposta evangelica potrà fiorire senza forzature.

La prima condizione per questo è che si instauri uno stile relazionale in cui ognuno possa essere quello che è, esprimendo il proprio pensiero – anche divergente – sapendo di essere ascoltato».

Io aggiungo: accolto, inserito in un progetto in cui insieme si realizza di più di ciò che si potrebbe realizzare da soli.

Significa, per i movimenti e le associazioni presenti in parrocchia, coltivare la loro spiritualità e la loro identità, all’interno di un cammino fatto “INSIEME” nella spiritualità di comunione di cui parlava Giovanni Paolo II in Novo Millennio Ineunte (Giovanni Paolo II, NMI 43. Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo) e accogliere almeno i numeri da 98 a 101 di Evangelii Gaudium di papa Francesco.

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Nota 1: S. E. Mons. SALVATORE DI CRISTINA, Lettera pastorale La nostra Chiesa accogliente, 8.10
“La parrocchia, locanda dell’accoglienza”
Ho preso volentieri a titolo di questo capitoletto un’espressione che mi è capitato di leggere in un articolo di rivista dedicato a un grande parroco italiano, don Primo Mazzolari . Indicare la parrocchia come locanda potrà sembrare un po’ dissacrante, specialmente se, come avviene più volentieri da noi, la parrocchia viene identificata con una chiesa, la chiesa parrocchiale appunto, invece che, com’è più corretto, con una porzione del popolo di Dio. Nella locanda – quando ancora esistevano – ci si incontrava tra amici, o almeno sapendo di potere incontrare persone accoglienti con cui scambiare quattro chiacchiere, anche alla buona, consumare un pasto e dove sarebbe stato possibile perfino trovare, in caso di bisogno, un alloggio per sé e per la famiglia. Nella locanda insomma si viveva per definizione l’accoglienza, anche se era priva di quella sala ovattata e ossequiosa che oggi negli assai più quotati hôtel si chiama reception.
Penso che le nostre parrocchie dovrebbero poter meritare di essere immaginate così. Luoghi di accoglienza, mai di esclusione; territori dove i credenti non considerino estranei i non credenti, e non facciano distinzione tra ricchi e poveri, intellettuali e incolti; dove essi stessi non siano mai reciprocamente estranei ma siano sempre pronti ad accogliersi con quella umana affabilità che la condivisione della stessa fede speranza e carità potrà rendere ancora di più trasparenza chiara di Dio. Penso perciò alle nostre parrocchie come a comunità fraterne.
[…] dobbiamo continuare a rendere sempre più capaci di esprimere accoglienza gli spazi di cui disponiamo. A fare in modo cioè che le chiese continuino ad essere belle e ad essere sentite sempre più come “case della chiesa-comunità”; che le sacrestie non... puzzino mai di sacrestia (né in senso proprio né in senso metaforico); che le case canoniche siano la casa nella quale tutti sanno che vi abita il parroco; che l’ufficio del parroco, nonostante il nome, sappia quanto meno possibile di burocratico; che i locali destinati alla catechesi dei piccoli non siano troppo simili alle aule scolastiche... Che tutti questi ambienti insomma sempre più vengano sentiti dalla comunità per quello che sono, certamente affidati alla custodia e all’attenzione amorevole del parroco, ma fondamentalmente patrimonio della comunità stessa, la parrocchia, capaci di rappresentare la sua faccia accogliente.
Sia dunque famiglia di famiglie ogni nostra parrocchia, e sia comunione di tutte le sue comunità di fedeli. Abbia forte il sentimento della sua appartenenza; non però quello di un’appartenenza chiusa e autoreferenziale, paga delle sue tradizioni, pur antiche e rispettabili, e del gruppo piccolo o grande dei volti amici. La sua appartenenza dovrà essere veramente “ecclesiale”: aperta cioè a tutte le urgenze pastorali di tutto intero il suo territorio ed aperta anche alle urgenze e bisogni delle altre eventuali parrocchie della medesima comunità cittadina. E la sua apertura non dovrà mai perdere dal proprio orizzonte vivo la diocesi e la Chiesa universale. Solo così il sentimento dell’appartenenza parrocchiale dimostrerà di essere fondato sulla partecipazione consapevole alla missione della Chiesa verso l’umanità. […]