venerdì 25 settembre 2020

26 settembre 2020

Domani, nel 1933, nasceva mia nonna Sina (Crocifissa Papa). La sua mamma si chiamava Giuseppina Cannizzaro (sperando di non sbagliare). Non credo di aver mai saputo nulla del suo papa e dei suoi nonni. Sono qui a scrivere di lei, di mia nonna, perché mi piace fissare da qualche parte il mio pensiero che non la dimentica, la mia preghiera per lei e sentirla vicina con la sua preghiera per me, in questo anno difficile, con le cose più semplici e belle rese complicate. Pensare a mia nonna mi porta la soddisfazione di tutto il bene (e il buono, inteso proprio gastronomicamente) che mi voleva.

Domani, nel 1926, nasceva il mio prozio Nené (Emanuele Di Giacomo). Compirà 94 anni, portando avanti la tradizione di famiglia (la mamma Catena e il fratello Giovanni morirono a 92 anni, la sorella Pina a 91, la sorella Maria - l'altra mia meravigliosa nonna - a 96 anni, 6 mesi e 4 giorni). Lunga vita allo zio Nené, testimone vivente di un mondo dal quale vengo e al quale appartengo e che, dimenticandomi di esserne discendente, penso non ci sia più. Lunga vita alla sua positività e allegria di persona semplice figlia di una società non ancora consumista, non ancora edonista, non ancora materialista, che solo da quasi due anni, per uno di quei controsensi della nostra fragile esistenza che vede i genitori sopravvivere ai figli, ho visto incrinarsi e trasformarsi in tristezza e malinconia.

Domani, nel 2016, Myriam Tamba, nel cui dna c'è la storia di un pezzo d'Africa, faceva quello che voleva nascosta nel grembo materno (nacque a novembre). La mia immaginazione galoppa sorridente all'infinito senza fermarsi al pensiero di cosa le mie nonne e sue bisnonne avrebbero combinato con lei e per lei... altro che globalizzazione e meticciato e "scontri" di civiltà!

Domani, nel 2020, spero di svegliarmi lieto a causa di chi mi precede e di chi mi segue.

lunedì 10 agosto 2020

Quando il 10 agosto diventa l'8 marzo a causa del giorno prima

Ho trovato un posticino tranquillo, stasera, e ho scritto il post precedente e adesso sto scrivendo questo. Peccato dover andar via, fra poco...

Ma prima di essere chiuso dentro, recupero quello che non ho fatto l'anno scorso, né quest'anno: gli auguri alle donne per l'8 marzo. Ieri, infatti, era il 9 agosto e quindi auguri di essere, ricercando voi stesse, un po' come lei.

Si chiama Edith, ma quando ha voluto cercare di capire la sua strada cambiando il suo nome è diventata Teresa Benedetta della Croce.

È nata ebrea, ma quando ha iniziato a cercare di capire la sua strada ha prima lasciato la religione della sua famiglia (e ogni riferimento a Dio), per poi riscoprirla in Cristo e decidendo di essere battezzata.

È cresciuta nella Germania di fine XIX secolo, inizio XX, ma quando la sua strada le chiedeva di non arrendersi (perché come donna forse poteva anche rassegnarsi), non lo ha mai fatto (e Husserl, il filosofo, le deve tanto, come studentessa che ha permesso al professore luminare di mettere ordine e pubblicare testi fondamentali).

È diventata monaca carmelitana, di clausura, ma quando la sua strada poteva allontanarla dagli altri ebrei, ha condiviso invece con loro persecuzione e campo di concentramento.

È martire della fede, riscoperta anche grazie a un metodo filosofico (con la ragione, cioè), è segno di unità tra noi cristiani e i fratelli ebrei, è intelligenza sopraffina, è donna che ha investigato col pensiero e con la vita il significato di essere donna nelle mutate condizioni sociali durante e dopo la Prima Guerra Mondiale.

Quando tornerà il 9 agosto, pensate a questo indomito spirito libero che con tutta se stessa non ha mai smesso d'interrogarsi e cercare la Verità. Auguri a tutte voi!

P.S.: per leggere anche gli auguri passati, usate questo link https://elefantesapiente.blogspot.com/search/label/8%20marzo?m=1

 

Dieci anni

Domani questo blog compie dieci anni. In questi dieci anni mi sembra di aver vissuto mille vite: sempre io, in posti diversi, in ruoli diversi, in momenti della vita tali da farmi pensare ad una parabola (quella della geometria analitica) e io che la percorro a volte in salita, a volte in discesa (finché non si trasforma in altro, e magari arrivo sull’orlo del precipizio perché vorrei forzare il suo campo d’esistenza ad essere diverso). Dieci anni di cui questo blog è una piccola traccia, uno spazio partito in anonimato e solo per me e presto diventato anche altro. Per i curiosi che vorrebbero ma non hanno tempo di scorazzare in lungo e largo attraverso i (tutto sommato pochi ) post del blog, vi linko il primo, il più letto, il meno letto (e siccome credo che a zero ce ne siano diversi, linko il meno letto e più vecchio*), l’ultimo prima di questo. E, chissà, fra dieci anni magari potremmo ritrovarci nuovamente qui!

*E invece, a meno che non sia riuscito a cercare bene, tutti i post hanno visualizzazioni superiori a zero: vi linko uno di quelli (forse il solo) che ha una sola visualizzazione!

1. elefantesapiente.blogspot.com/2010/08/summertime.html?m=1

2. elefantesapiente.blogspot.com/2017/09/cchi-e-ca-capita-biddiu3.html?m=1

3. elefantesapiente.blogspot.com/2010/11/ancora-commozione.html?m=1

4. elefantesapiente.blogspot.com/2020/07/cose-estive.html?m=1 

sabato 11 luglio 2020

Cose estive

Eccomi ancora una volta dalla finestra forse più bella della mia vita, dalla quale sfumature di oro, azzurro, indaco e ricordi vari mi assalgono turbolenti mescolandosi alla pace che il venticello che l'attraversa e la placidità di quanto guardo mi donano. Non riesco a non guardare, non riesco a non distogliere lo sguardo che inabissandosi sulla vita passata preferisce per qualche secondo posarsi su altro. Ma non riesco a non guardare quel mare dell'infanzia, quella spiaggia che si prolunga negli anni, quel cielo di tanti tramonti estivi e quel lungomare di sempre, sempre, che esiste perché apro la finestra, apro la porta e lui inizia la sua lenta passeggiata fino a Costa Fenicia, salutando a destra tante case amiche, ancorché oggi sconosciute, e a sinistra il mare e la spiaggia che si baciano castamente in attesa della furiosa passione che li assale nei giorni di pruvenza.
Sarebbe mancato un pezzo importante alla mia vita senza Scoglitti?

giovedì 18 giugno 2020

Cronache dalle lande sospese/5 (Tormento e speranza)

Tormento perché non accetto di essere persona piccola e fragile e non mi fido fino in fondo del mio Signore, come se la missione non fosse essenzialmente la Sua, alla quale mi fa partecipare non perché io abbia successo, ma perché Lui possa compiere la Sua opera.
Tormento perché sono mente che si attorciglia su domande e domande scrutando dal punto di vista sbagliato un terreno pastorale che immagina arido, perdendo così la bellezza dei germogli minuscoli e quasi invisibili che manifestano la verità della Parola (Isaia 43 e Apocalisse 21, 5):
16Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
17che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
18«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
19Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.

20Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
21Il popolo che io ho plasmato per me

celebrerà le mie lodi.
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».
Tormento per la nostalgia di un tempo e spazio bellissimo eretto a ideale unico e assoluto, ma, ed è la fine di tutti gli idealismi, irriproducibile in Altrove e in Altroquando se non con mezzi distruttivi dell’ideale stesso.
Speranza che, piccolo, fragile, di poca fede, razionalista, spiritualmente cieco, malamente nostalgico, impaurito da me stesso furioso e fallimentare, possa sempre convertirmi e poggiarmi sulle Sue mani aperte per me.

Cronache dalle lande sospese/4

Con me stesso (inutile fare pose di chi si rivolge a lettori continui praticamente inesistenti).

Io: Perché continui a scrivere post con questo titolo? Quando dovevi, quando in giro non c'era nessuno, quando il silenzio era padrone della città e via discorrendo per immagini di desolazione, non hai scritto praticamente nulla, e ora che tutto fanno come se non fosse successo nulla, ti senti ancora in una landa sospesa?

Me stesso: Sai già la risposta, ma te la scrivo qui. Io e te siamo sufficientemente certi che gli effetti della sospensione, in modalità diverse, si stanno progressivamente manifestando. Anche in te, vero?

Io: Va bene, concedo che sia vero. Ma tutto questo basta?

Me stesso: Sì, perché tutto questo è ancora mascherine, disposizioni restrittive per le tue tanto amate attività estive di ogni tipo, posti distanziati e limitati in chiesa e altrove, contagi che riprendono in Cina o non scendono in altre nazioni... ti basta?

Io: Va bene, che Cronache dalle lande desolate sia!

domenica 7 giugno 2020

È giunta mezzanotte...

...veramente le 00.33.05, segna l'orologio del mio computer, ma devo scrivere questo post, anche se non lo leggerà nessuno, per chi ha subito una messa un po' convulsa, ieri pomeriggio (sabato 6 alle 19.30).
Avrei infatti voluto dire, all'omelia che è stata necessariamente breve (magari i fedeli erano più contenti così), che la Santa Trinità, pur essendo espressione nata a furia di speculazione teologica, è qualcosa che va affrontata anche (forse soprattutto) da un versante, direi, affettivo. Attenzione: lungi da me ridurre la Santa Trinità a soap opera o romanzo rosa o marmellata sentimentale. Seguitemi, per favore.

1. Vangelo secondo Giovanni 1, 18:

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


Nel seno del Padre: Gesù è in relazione con l'intimità del Padre. Insomma, pensate a un bimbo durante la gravidanza, non solo è dentro la sua mamma, ma è legato ad essa dal cordone ombelicale, è in relazione di unità con essa.

2. Vangelo secondo Giovanni 13, 23:

Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.

Al fianco di Gesù: traducendo letteralmente, il discepolo era reclinato dentro il seno di Gesù. Quindi, Gesù, che gode di un'intimità tale con il Padre da essere a Lui legato, apre la sua intimità perché il discepolo possa entrarvi. Questo Gesù lo fa perché lo ama e l'amore di Cristo attira il discepolo verso di Lui.

3. Conclusione: pensare un Dio Trinità significa scoprire un Dio che è relazione d'amore e che attraverso il Figlio si apre e ci permette di entrare in tale relazione. Come possiamo entrarvi? Intanto dobbiamo volerlo. Questo è l'obiettivo, il motivo del nostro essere cristiani. Voglio accogliere l'invito di Gesù ad entrare nel suo seno, nella sua intimità, voglio sperimentare cosa Lui prova e chi è veramente, nel profondo, attaccarmi al suo cordone ombelicale per diventare anche io figlio di Suo Padre. Se, poi, pregheremo, ascolteremo la Sua Parola e ci nutriremo dell'Eucarestia, allora il nostro desiderio avrà afferrato la mano di Gesù tesa per amore verso di noi e inizierà a diventare realtà, grazie allo Spirito Santo che ci condurrà nel seno del Padre attraverso il seno di  Gesù. La Trinità, per non essere un'arida formula di matematica teologica, è così questione di intimità tra Padre e Figlio e tra loro e noi grazie allo Spirito Santo.

Caro Giorgio...

...sono quasi tre mesi che non ci sei più e che nella mia testa, da subito ma non ogni giorno, ho iniziato queste mie parole per te, chiamandoti per nome, prendendomi questa confidenza, sicuro della tua approvazione. È un sabato sera strano, questo, e strano è il posto in cui mi trovo a scriverti. Forse ti saresti rattristato a sapermi sperduto parroco di campagna (dai, con te ormai me lo posso permettere, che cos'è San Luigi se non una parrocchia sperduta in questa campagna ragusana diventata per finta città? Ma sai, io vengo da un quartiere vero dove città e campagna lottavano l'una sull'altra, a volte contro a volte alleate, quindi qui almeno c'è da impegnarsi per scoprire che cosa vuole fare la campagna e cosa la città). Io però qui sto finalmente scoprendo tante cose di me, come non mi accadeva da tempo, dagli incontri  bellissimi quanto dolorosi a Roma, e prima ancora dagli anni del seminario. È un tempo benedetto, questo a San Luigi. Ti annoio, forse? O ritrovi echi delle mie riflessioni che ti piacevano tanto (altrimenti non mi avresti mai dato, penso, certi voti incredibili)?
Come va, lì dove sei ora? Chiariti tutti i dubbi? Ritrovati i tuoi grandi amori, alcuni divenuti i miei? Certo, forse il Fiorentino, magari il Marchigiano... ma il cantore dei sepolcri o il politologo rinascimentale? No, non voglio dubitare di Chi sa cosa c'è nel cuore dell'uomo tanto da saper come trovare uno spiraglio per lasciar vincere la Sua misericordia. Va bene, divago, hai ragione. Ma cosa dirti? Che il 9 marzo mi hai sorpreso come non facevi più probabilmente dalla fine del secondo liceo? E che questa sorpresa è stata dolorosa? Che, sperduto tra i mille rivoli della mia vita, non sono più riuscito a trovare un'occasione per te e mi dispiace? Che, per colpa o grazie a te, mi sono ritrovato a circa trent'anni a fare un esame di latino (semplice quanto vuoi) con l'incoscienza di chi sa di non aver problemi? O, peggio, a lanciarmi in un lavoro di lessicografia su testi in latino?
Stasera c'era una luna splendida in cielo... Leopardi...
Siamo nella domenica della Trinità... Dante...
Mi piace Camilleri... Verga, Pirandello...
Devo continuare? Certo, i ricordi di cinque anni insieme sono impastati di sensazioni di vario tipo. Ricordo quegli anni, non solo il Liceo, come anni terribili e splendidi, anni in cui ciò che mi terrorizza nel ricordarli risplende a volte luminoso e ciò che risplende nella mia memoria mi terrorizza... anni di contraddizioni scoperte dopo e molto dopo ancora, in cui però, oscillando anche tu tra terrorizzante e splendente, ho messo in me semi importanti. Non so se ti ho mai ringraziato e non so di preciso per cosa farlo, per non ridurre il grazie a cose scontate che ogni professore dona ai suoi alunni. Però, oggi, a ventisette anni quasi dalla fine del Liceo, una cosa è sempre più chiara: tanta gente incontri nella vita e diverse persone lasciano ricordi nella tua vita, ma alcune diventano tue amiche e come tali le ritrovi, anche dove e quando meno te lo aspetti, a continuare con te nel tuo profondo una sorta di dialogo, baruffa, litigio, incitamento, lotta, incoraggiamento, cammino.
Mi cammini dentro, professore. Non sono tornato al lei, è una seconda persona singolare. Sì, è un indicativo, quel "cammini". Mi cammini dentro, ma so ormai reggere l'urto con chi "entra col piede sinistro" nella mia vita, perché mi cammini dentro col tuo (nostro!) memento audere semper.
A proposito, che ci sia da quelle parti anche Catullo? Ecco, forse bastava solo lui...
Caro Giorgio, odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio e sorrido sornione, immaginando anche sul tuo viso, se non sorrisi, almeno le rughe profonde di chi s'interroga sui suoi tentativi di tirar fuori da noi studenti adolescenti un po' di maturità.
Preparati perché, ora che finalmente sai cosa ho combinato con la tesina che non sono mai riuscito a regalarti, un giorno dovrai dirmi che ne pensi. Salutami il prof. Alfieri (no, lui continuo a chiamarlo così, non sono ancora pronto per il tu). E come solo voi che siete al di là sapete fare, metti una buona parola per me e preparami la strada (sì, bravo, un po' come Virgilio, Beatrice e san Bernardo).
Può essere che tornerò a disturbarti!
Intanto, a Dio!

sabato 6 giugno 2020

Cronaca dalle lande sospese/3


Capisco tutto, l'isolamento, lo stress della vicinanza continuata dentro appartamenti di certo non immensi, la difficoltà della didattica a distanza e tutto, ma proprio tutto, anche tutti i risvolti di tutti gli autoinganni di tutti gli individui della nostra società, i miei compresi. E quindi capisco anche una cosa: abbiamo un problema, gravissimo, immenso, peggiore di un virus che stermini nove decimi di umanità e di una crisi economica che affami fino alla scomparsa l'altro decimo. Questo problema si chiama "mancanza di cultura" (una qualunque, di destra, di sinistra, di centro, antica, moderna, post-qualunque cosa...), per gli amici "orizzonti esistenziali limitati", tecnicamente "visione della vita senza visione". Certo, non posso aspettarmi in fila per entrare dove posso comprare qualcosa che mi serve di sentir discettare di profondi argomenti di alte questioni morali o politiche o scientifiche o di chissà cos'altro ancora... (ma non è da rimpiangere un tempo ante-televisione in cui, in Toscana, "il popolo e gli artigiani conoscevano a memoria ampi stralci dell’Inferno, che veniva letto ritualmente, la sera, intorno al focolare, prima che arrivasse la televisione"?). Però... quanta voglia di dar ragione a Platone a proposito dei filosofi e dei genitori ("Manderanno via, risposi, in campagna, tutti i cittadini che abbiano compiuto i dieci anni; ne prenderanno i figlioli sottraendoli all’influsso degli odierni costumi, che sono pure quelli dei genitori, e li alleveranno secondo i loro modi e leggi, che sono quelli da noi esposti prima" - Repubblica VII, 540e-541a), se un libro per le vacanze è un oggetto simbolo del "burdello" (quaedam mater dixit, non ego) che la didattica a distanza ha rappresentato durante la pandemia. Che la diplomiamo a fare la gente (ne sono presuntuosamente sicuro che siano diplomati, i due genitori che lamentavano il fato avverso e la sorte nemica ai loro due sublimi figli studenti) se poi il massimo che sanno offrire ai figli è una vita piatta in cui studiare, leggere, interrogarsi non è mai sinonimo di crescita mentale, nutrimento dell'interiorità, sviluppo di curiosità per la realtà, maturazione del senso critico, strumento per divenire persone migliori?

Perdonate lo sfogo, ma oggi credo si sia riaperta un'antica ferita. Niente, è passata, tutto a posto... continuiamo a scivolare nel baratro dolcemente convinti che le ombre che vediamo siano quello che la nostra immensa intelligenza individuale ha partorito come verità assoluta (chiedo anche scusa se ogni tanto ho qualche ricordo, magari sbagliato, di ciò che ho studiato. Mi ostino a non voler ingerire, cioè volevo dire ho dimenticato dove ho messo la blue pill).

martedì 2 giugno 2020

Anni '70/parte 1

"Ma la gente vuole davvero il comunismo? Lo aspetta? O lo vogliamo noi per noi stessi?". "La gente vuole un mondo più giusto. E questo rende giuste tutte le nostre azioni". Non sono sicuro della precisione della citazione (dalla miniserie del 2008 Aldo Moro - Il presidente), ma il succo è questo. Fulminante. Almeno per me. Tremendo. Almeno per me. E io continuo a chiedermi perché mentre ero bambino c'erano giovani che uccidevano pensando così di fare il mio bene.

venerdì 10 aprile 2020

Una, due, tre... mille croci...

Come entrare pienamente (che è più che sentire, avvertire, intuire, capire, comprendere), come entrare pienamente nell'esperienza di Gesù Crocifisso? Cos'ha Lui più degli altri crocifissi, dei bimbi strappati dalla morte ai genitori, delle vittime innocenti delle guerre, dei malati annientati dalle loro infermità, di quanti patiscono oppressione e ingiustizia? Perché prostrarsi davanti a Gesù Crocifisso come se non avessimo altri millanta crocifissioni dalle quali difenderci o davanti alle quali lottare perché si fermino? O ingenuo Nazareno, come puoi spiccare dall'alto di una croce? Hai scelto un posto affollato, mettiti in fila come hai fatto per il battesimo al fiume Giordano! In mezzo a tutti gli afflitti della storia, sei solo uno di loro. Pretendevi forse di raccoglierli tutti su di Te? Credevi forse di usare la Tua Croce per traghettarli fuori dal dolore? Pensavi di riempire la morte dell'uomo di una scintilla di vita eterna? Pazzo Galileo! Anche per Te, sarà il Tuo sepolcro a mostrare a tutti quanto vale la Tua Croce!

venerdì 20 marzo 2020

Cronache dalle lande sospese/2

Lunedì 9, appena 11 giorni fa, non chissà quanto la mia psiche vorrebbe, in mattinata da Ragusa sono sceso a Vittoria (si poteva, 11 giorni fa si poteva, sebbene altro già era sospeso).
Appunto dato il generale clima di sospensione, mi reco dove essa è somma e regna (almeno per me, che ancora sostengo che ci sarà la risurrezione della carne). Passeggio, prego, cerco i miei cari mai conosciuti o per poco, non trovo invece mio nonno (ma... ricordo che... chiederò). Infine...
Era da tanto che non vedevo le vostre foto, effetti luminosi che dagli occhi risalgono alla mente (oltre la foto, si che le vostre spoglie mortali sono lì) e al cuore (invecchio, mi sono emozionato parecchio).
Sarei rimasto all'infinito lì, in attesa con voi del compimento dei tempi, magari per essere il primo a riabbracciarvi, visto che in ogni caso in parrocchia è sospesa pure la messa.
Ma urge la preghiera, con voi, per le altre anime, per i vivi che non si ammalino, per i vivi ammalati che guariscono, per tutti gli uomini perché siano illuminati e non perdano umanità. Pregate per tutti noi, care nonne!
È stato un passaggio importante, questo al cimitero.
Come avvicinarsi all'orizzonte di tutto, verso ciò che sospeso non è mai, anzi, regge ogni attimo del tempo e ogni punto dello spazio.
Un riempirsi l'infinito, mentre l'Italia precipita nell'indeterminato.

lunedì 9 marzo 2020

Cronache dalle lande sospese/1

Da quanto tempo e per quante volte ho fatto questa strada?
Non saprei neanche dire un numero approssimativo.
È proprio questo il potere della bellezza: lasciarti stupito tutte le volte che vuole, all'infinito...
Oggi ha scelto l'ennesimo stuolo di margherite gialle (ti ricordi quella gita a Kamarina? Prima media, seconda? Di chi eri innamorato? Forse non lo ricordo più...) che sbucano oltre i muri a secco scendendo dai Cento Pozzi e l'ennesima combinazione blu cobalto su azzurro slavato che il mare visto dai Cinque Zucchi s'inventa.
E anche il respiro (oltre le messe, la scuola, i gruppi, le discoteche e chi più ne ha più ne metta), per qualche istante, resta sospeso...
Ma questo è il potere del Bello!
Che è appunto quello che ci serve, non solo oggi!

giovedì 5 marzo 2020

Venerdì Santo

Vociare frenetico
sotto dardi cocenti
di un mezzodì d’aprile
mentre mani
capaci callose caparbie
martellano chiodi che spezzano
e mescolano pelle
e carne e nervi e ossa.
Un grido,
infine!
Parole urlate
soffio potente
ai secoli donando se stesso.
Di Lui
osteggiato offeso oltraggiato
miserrime membra misconosciamo
noi,
oggi come allora
abbandonandolo odiato
noi,
come non avesse
mai guardato
noi
mai chiamato
noi
mai amato
noi,
sulla Sua Croce

e sui Suoi altari.

domenica 22 dicembre 2019

Buon Natale!

Morto per noi. Sì, anche se non riusciamo a capirlo e facciamo fatica a pensare che la morte di Gesù, fatto avvenuto duemila anni fa, sia collegata alla nostra vita.
Allora, in fretta e furia butto giù due righe.
Gesù muore perché è uomo, quindi mortale. Ma Lui è Dio incarnato. Ogni sua azione è umana e divina: nel morire della sua umanità, Dio è presente.
Dio non è legato al tempo. L’essere presente nella morte di Gesù significa che quella morte ha valore per tutti gli uomini: allora, se è morto scegliendo di perdonare i suoi assassini, vuol dire che è morto scegliendo di perdonare tutti coloro che, in ogni attimo del tempo, hanno fatto qualcosa contro di Lui direttamente o indirettamente attraverso ogni tipo di colpa morale.
È morto pensando a me e perdonando tutto quello che io, nato nel 1974, avrei fatto contro di Lui peccando in pensieri, parole, opere e omissioni tra XX e XXI secolo.
La Sua morte mi interessa. La Sua morte è il mio perdono. La Sua morte è la mia vita.
Buon Natale, perché nasce Chi ha deciso di farlo per morire per noi.

venerdì 7 giugno 2019

Sproloqui alla fine di una giornata uguale a due parentesi che mi hanno protetto da mille tensioni

Dopo aver letto l'ennesima pagina su come il mondo cambia e il fatto che noi cattolici non ce ne rendiamo conto, si è acceso nella mia testa un neurone con l'immagine di una mia pagina letta qualche minuto prima, questa su San Francesco.
Ora mi dico (a me stesso intanto... se leggi perché ho condiviso su fb o twitter o whatsapp, sto chiedendo pure a te): ma Francesco d'Assisi (uomo vissuto al tempo storico del fermento dei comuni, uomo vissuto durante il trapasso culturale dal platonismo all'aristotelismo, uomo che ha espresso la sua spiritualità nella forma nuova dell'ordine religioso mendicante), si è mai posto il problema come lo poniamo noi oggi, ovvero di un cambiamento culturale, sociale che mette in discussione una visione dell'uomo e del mondo fondata su Cristo?
O per Francesco (amato da tutti, cristiani e no) la domanda era semplicemente: come io posso conformarmi a Cristo, in questo mondo senza essere di questo mondo?
Da commerciante a povero, da uomo d'arme alla ricerca della gloria personale a cantore della gloria di Dio che splende nella creazione (tutta, fino alla morte e alla dimensione spirituale dell'inferno e del Paradiso, che significa lodare Dio per la creazione dell'uomo come creatura libera di scegliere il bene e rifiutare il male se segue la volontà di Dio... rileggiamoci la chiusura del Cantico), da uomo attento ai propri piaceri (feste e ribrezzo dei lebbrosi) a uomo dedito a piacere a Cristo Crocifisso presente nei crocifissi che incontra.
Dov'è, in tutto questo, il pensare che il mondo cambia e tale cambiamento è il paradigma culturale che ci spiega il Vangelo? O c'è qualcosa che non capisco bene?
Una vocina lontana di quando ero studente mi dice che non si sfugge alla propria dimensione culturale... ma appunto questo mi sembra il nostro difetto moderno, impedire al Vangelo di essere quella critica che accoglie ogni cultura e la purifica e la eleva (e questo è il Concilio Vaticano II, sia chiaro), in quanto  ci siamo chiusi in un vicolo cieco (cartesiano, quindi idealista, e nietzschiano, quindi volontarista): la chiave di lettura per intendere l'uomo è l'autodeterminazione assoluta, senza la quale non si può accogliere Vangelo e Salvezza, Vangelo e Salvezza che, però, se dipendono dall'autodeterminazione assoluta dell'uomo, non sono più dono di Dio, ma proiezioni umane.
Ma Gesù non è venuto ad incontrare forme vuote ideali (uomini intesi come libertà assoluta) che si storicizzano ogni volta che un bisogno si manifesta come desiderio che vuole essere realizzato.
Zaccheo, la Maddalena, i pescatori di Galilea sono già storia vissuta, cultura, ferite, bisogni frustrati, desideri realizzati, volontà deboli o forti, con un loro spazio d'interiorità nel quale Dio ha parlato ed è stato in qualche modo respinto o accolto...
Voglio dire, se io fossi autodeterminazione assoluta determinerei anche bisogni e desideri, non mi sentirei determinato da essi per pensare poi di essere libero perché posso soddisfarli come voglio (credendo ulteriormente di essere libero in tale scelta, quando anch'essa è determinata da uno spettro di dati culturali ed esistenziali di cui non so nulla perché mi circondano come l'aria e li do per scontati).
Quindi, è in questo guazzabuglio non assoluto che sono io, in cui si concentrano una serie di dati culturali e sociali ed esistenziali, che arriva l'annuncio del Regno di Dio ormai vicino. Arriva per far emergere che io sono più del cammino che la storia del mondo tutto ha fatto per giungere a me: sono parte di quel Regno che si sta per compiere, quindi sono non solo passato che si invera nel presente, sono anche futuro, in quanto il Regno ormai vicino compie il tempo e la mia conversione realizza quello che non sarei se non accettassi il compimento del tempo nel Regno.
In altre parole, posso criticare (passare letteralmente al setaccio) ciò che mi ha portato ad essere ciò che sono, per far emergere quello che ancora non sono, o non è emerso.
Allora, se l'età moderna da Cartesio in poi ci suggerisce o ci dice chiaramente che nei cambiamenti (nel progresso, in ciò che modifica ciò che è stato trasmesso) c'è verità, Gesù ci dice invece che nel compimento c'è verità. Non il cambiamento in sé, ma ciò che mi compie con tutto il processo che mi orienta al compimento è verità. Non l'autodeterminazione assoluta (o relativa, o qualunque idea di libertà individuale che ha solo nel soggetto il suo fondamento) mi definisce, ma la domanda sul sorgere della mia libertà, sulle sue condizioni, sulle sue possibilità, perché possa davvero convertirmi per lasciar compiere il tempo di me stesso ed essere ciò che solo nel Regno posso essere, accolto l'annuncio di Gesù.
Torno a san Francesco: nel suo tempo, è diventato universale perché si è conformato a Cristo.
Non dovrebbe essere difficile, ci possiamo riprovare. Ripartire da lì, da quell'annuncio valido sempre, sia per ebrei del lago di Tiberiade degli anni 30 del primo secolo d. C., sia per i pagani di ogni secolo, sia per i cristiani di ogni era: Il Regno di Dio è vicino e il tempo è compiuto, convertitevi e credete al Vangelo.

Perché non ci lasceranno mai!

Cara M. S.,
spero non ti dispiaceranno queste righe... sai che faccio, le mando anche a tutti coloro che si trovano come noi due, con (almeno) una nonna o un nonno in Paradiso.
Ieri c'è stato il funerale di tua nonna, l'altro ieri, quando ci siamo visti (il 5 giugno), mia nonna materna compiva 103 anni, di cui quasi sette vissuti oltre lo spazio e il tempo, in quello che i filosofi chiamiamo eternità e da bambini impariamo a chiamare, in modo più simpatico, Paradiso.
Mi ricordo uno degli ultimi dialoghi con lei, iniziato con le lamentele dovute al non voler più mangiare e con una specie di rimprovero dovuto al fatto che voleva morire (nota bene: mi sembrava che rimproverasse qualcuno perché non morisse, non che soffrisse perché non moriva). Poi, calmandosi la sua energia vitale e rilassandosi un po', mi chiedeva: "Ma io quanti anni ho?". E io: "Nonna, quanti anni hai? Fatti il conto, sei nata nel 1916, siamo nel 2012... quanti anni mancano per avere cento anni?". Non mi ricordo se riusciva davvero a fare il conto esatto, ma quando realizzava di essere arrivata a 96 anni, allora diceva speranzosa: "Allora, se campo altri quattro anni, arrivo a 100 anni?". E io, sornione: "Ma se non mangi, come fai ad arrivare a 100 anni?". Meno male che poco prima rimproverava: "Voglio morire... Perché vivo ancora?".
Ti racconto queste cose perché sono convinto che noi nipoti siamo tutti legati, qualunque età abbiamo e qualunque tipo di nonne e nonni abbiamo avuto.
Siamo legati dal loro affetto per noi, che è una specie di affetto di mamma senza le preoccupazioni che hanno le mamme...
Siamo legati dalla loro cucina buonissima, se sapevano cucinare, o sempre a disposizione, se non cucinavano loro ma non risparmiavano su quello che avevano in frigo o in dispensa quando dicevi di aver fame...
Siamo legati dal loro essere fuori dal tempo... i nostri genitori, quelli sì, vivono nel loro presente e faticano a capire tante cose e non dobbiamo mai arrenderci per capirci a vicenda... ma i nonni... piccoli come noi quando siamo piccoli, ragazzi come noi quando siamo ragazzi, giovani come noi... sembra che invece di invecchiare per i fatti loro, crescono in base alla crescita dei nipoti e ricominciano quando spunta un nuovo nipote!
Noi nipoti siamo tanto legati che quando muore un nonno o una nonna, è come se morisse il nostro.
Giorno 5 ho celebrato la messa per alcuni amici miei che stanno vivendo una situazione molto spiacevole. Ma non potevo non celebrarla anche per mia nonna e quindi per mio nonno e quindi per gli altri nonno e nonna. Ho chiesto a loro 4 di pregare per i miei amici, di vederli dal Paradiso come se fossero loro nipoti. Ho chiesto a Gesù di aiutare i miei amici, accogliere in Paradiso i miei 4 nonni e di ascoltare le loro preghiere per i miei amici. La preghiera è una specie di giro che ci avvolge tutti.
In questo giro, vuoi entrare anche tu? Non è difficile... Puoi afferrare la mano di Gesù e chiederGLi di prendere con l'altra tua nonna e poi prendere la mano di tua nonna e chiederle di tenerti legata a Gesù. Oppure, afferra quella di tua nonna e chiedile di aiutarti a trovare la mano di Gesù.
Magari, un giorno ci accorgeremo che in questi incroci di mani le preghiere ci hanno aiutato tanto e hanno permesso a tanti di trovare le mani giuste per non perdersi nella vita e trovare la strada giusta per il Paradiso.
Ti saluto!
Se serve, sai che ci sono!
don Luca
P.S.: i miei nonni sono di casa in questo blog. Le parole in rosso sono link ad alcuni post in cui essi sono protagonisti.

E 45 fu!

Non vi ho ancora ringraziato come si deve, lo faccio in ritardo, ma ho il piacere di immortalare sul mio blog la festicciola che mi avete preparato giorno 28, con tanto di torta e candeline e, come riusciamo a fare solo noi che culturalmente abbiamo un rapporto col cibo denso di significati, una marea di cose buone da mangiare. Con questo grazie vorrei raggiungere chi non ho ringraziato giorno 28, in particolare chi non è potuto passare e chi è dovuto scappare! Sono felice del fatto che siate riusciti ad organizzarvi! Un bel passo avanti verso un vero spirito comunitario che spero possa farsi sentire per l'occasione della festa di San Luigi. Ma non mettiamo sul fuoco altra carne... queste righe sono davvero solo per esprimervi gratitudine e affetto! Che bella sorpresa mi avete fatto! I 45 mi sembrano più colorati e luminosi rispetto a come immaginavo!

giovedì 24 gennaio 2019

Esercizi spirituali/5

Prima lettera ai Corinti di san Paolo, apostolo, capitolo 12, versetto 31; capitolo 13, versetti da 1 a 13.

L'elogio dell'Amore

In greco, Paolo scrive AGAPE: non può ridursi a semplice carità (ciò che io do), ma è ciò che io non ho e ricevo.

L'Amore è quella realtà di cui tutti abbiamo bisogno e che tutti cerchiamo. Tutte le relazioni umane sono vitalizzate dall'Amore, soprattutto quando si è Chiesa (in quanto battezzati) e si pensa di poter dire "A me non interessa" oppure "Io non ho bisogno".

Questo brano possiamo dividerlo in tre parti, seguendo san Tommaso d'Aquino:

13, 1-3: distinguiamo l'amore quanto a necessità;
              le opere "d'amore" più grandi senza amore non valgono niente!

13, 4-7: distinguiamo l'amore quanto a utilità;
              fede e speranza vivificate dall'amore, altrimenti inaridiscono!

13, 8-13: distinguiamo l'amore quanto a permanenza;
              l'amore che cerco, l'amore a cui aspiro, rimane, permane di fronte a me, tanto da essere io amato (conosciuto) e, più procedo nella conoscenza di questo amore, più amerò come sono amato.

Fin qui, i miei appunti in estrema sintesi.

Una piccola considerazione personale: Paolo ha fatto un'esperienza dell'amore divino particolare, in quanto si è sentito cercato, voluto, amato da Cristo proprio quando, invece, Paolo stava perseguitando i cristiani. Da questa esperienza nasce questa dinamica dell'Agape, non come sentimento personale, non come decisione o atto personale, ma realtà che è in relazione con me e che mi attira perché io entri in relazione con essa. Paolo ci sta insomma dicendo che nonostante il male nel mondo, l'Agape resta e permane perché il cuore dell'uomo riconosca in se stesso il bisogno di essere amato e si rivolga all'Agape. Non rinunciamo mai ai nostri bisogni d'amore, ma, senza chiuderci egoisticamente in essi, ascoltiamo in essi il richiamo dell'Agape che ci invita a cercare Lui, che è Cristo, nato e vissuto e morto e risorto per noi.

L'uomo di oggi, l'uomo della tecnica, l'uomo del tutto e subito, l'uomo che vede l'infinitamente piccolo e raggiunge l'infinitamente distante oltre il sistema solare, l'uomo che non si domanda più il perché più profondo perché gli basta essere soddisfatto in superficie, non riesce a scoprire quanto scoprì san Paolo, lasciandolo in eredità a tutti noi (Lettera ai Romani, capitolo 8, versetti da 28 a 39):

28Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

(Inno all'amore di Dio)

31Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?33Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
35Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?36Come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo considerati come pecore da macello.

37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.


In fin dei conti, l'Essenziale è invisibile agli occhi... ma Ti manca, in ogni cosa e persona e situazione di cui senti la mancanza o ti senti alla ricerca di un senso più profondo.

martedì 22 gennaio 2019

Esercizi spirituali/3

Sacrificio: non mancanza di qualcosa o privazione, ma, al contrario, presenza, poter disporre di se stessi per trasformarsi in offerta gradita a Dio (eco di don Milani in questa lettera del 14 marzo 1944 alla madre: Quando uno liberamente regala la sua libertà è più libero di uno che è costretto a tenersela).

Nella lettera agli Ebrei, dall'umanità di Cristo vissuta come dono al Padre fino alla fine si giunge al fatto che Gesù è, in quanto martire-testimone perfetto di questo dono, sacerdote. Prima, il sacerdozio era ciò che ti abilitava a offrire il sacrificio. In Cristo, siamo partecipi del suo sacerdozio e possiamo offrire noi stessi a Dio.

A cosa porta la dinamica di un'esistenza sacerdotale (nel senso cristiano fondamentale, prima che nel senso dell'essere prete)? A domandarsi radicalmente se:
1. mi appartengo veramente (ho raggiunto la maturità e l'equilibrio per scegliere chi essere e come vivere);
2. sono davvero libero?

lunedì 21 gennaio 2019

Esercizi spirituali/2

San Paolo ai Corinti, 12, 1-6

1 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell'ignoranza. 2Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. 3Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!, se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.


Dall'uno ai molti.
Dall'unico Spirito di Cristo, le differenziazioni nei doni che perfezionano le persone e così le relazioni tra queste, cioè la comunità.
Dall'unico Cristo Gesù Signore, le differenziazioni nelle diaconie (i ministeri, cioè gli ambiti di servizio, di dono, di impegno in favore degli altri).
Dall'unico Dio, le differenziazioni del suo agire che crea e sostiene nell'esistenza ogni cosa in tutto sempre.
Cos'è dunque la Chiesa? Questo Corpo in continua nascita, formato costantamente dall'azione dello Spirito che agisce in ciascuno di noi; questa Sposa in continua preparazione, che scopre lungo i secoli come lo Spirito la sta rendendo affascinante.
Sono quindi Chiesa? Se Cristo è davvero il mio Signore, lo Spirito dà forma alla mia vita tale da rendermi Corpo di Cristo, unito non una volta per sempre a Lui, ma costantemente rinnovato nel mio rapporto con Lui e i suoi e miei fratelli.
Gesù, Signore, allora donaci ad essere disponibili a vivere questa Unità divina che si manifesta nelle differenziazioni. Non farci esaltare le diversità, come se il nostro essere Chiesa nasca da noi. Aiutaci a comprendere che il Padre Tuo e nostro è la nostra continua origine: contemplando Te che sei generato per Amore da Lui e in Lui dimori nell'Amore, possiamo scoprirci rinnovati sempre da questo Amore che è il Tuo Spirito, che forma nella nostra vita il Tuo Corpo facendoci dimorare con Te nel Padre e servire con Te i fratelli, ognuno con i doni ricevuti e la chiamata al servizio che da essi nasce.

Esercizi spirituali/1

Da adesso al pranzo di venerdì prossimo.

mercoledì 28 novembre 2018

Diario d'un infiltrato/intro

Inizio a scrivere questo diario oggi, terzo giorno dell'operazione "Vado a prendere i bimbi a scuola". La vita dell'incontro tra i genitori dei ragazzi di scuola elementare e materna non è particolarmente dura. Ma piena di sorprese, sì... (continua).

domenica 28 ottobre 2018

Eh, già...

Eh, già, è proprio un autunno grigio, questo, odoroso per me di pellet e pile, perché umido tanto quanto basta per farmi restare a letto a causa del nervo sciatico infiammato! È pure tornata l'ora solare e io vorrei andare in letargo almeno fino a fine gennaio, quando si inizia a percepire che le ore di sole stanno aumentando.
Eh, già, è proprio l'autunno immaginato in note da Vivaldi e dipinto da tanti con sfumature così diverse dai miei autunni di sole e mare di qualche anno fa.
Eh, già, è proprio un'«immagine crepuscolare»  alla Guccini  quest'autunno in cui sembra che davvero un velo si sia posato sul sole, sulle cose, sulla vita, sullo stomaco, un velo trasparente, che non copre per nascondere, ma per farti sentire distaccato, malinconico, nostalgico... solo, nonostante chi ti vuole bene è sempre accanto a te... esausto, nonostante hai da poco iniziato le attività di sempre e in te e attorno a te vibrano le energie buone e ricche e fresche e curiose di ogni inizio...
E torno ancora una volta a te, Giuseppe, amico mio...
«Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie».
Soldati tutti noi di questo esercito chiamato umanità che lotta con se stessa creando eventi temporali nell'illusione di sopravvivvere a quello stesso tempo che la illude.
Come direbbe l'altro nostro amico, Salvatore, il mio conterraneo...
«Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera».
...
...
Diciamoci la verità, quando l'autunno fa il suo mestiere e ci permettiamo (finalmente) di non sfuggire al suo annuncio che la vita finisce, avvertiamo tutta la precarietà della nostra vita, la fragilità della nostra esistenza, l'angoscia di un orizzonte così ristretto che, se lo fissi, ti rivela di avere un solo volto, quello della morte.
Ecco perché io, giorno 1 novembre, sfiderò questo orizzonte insieme a chi l'ha già vinto e giorno 2 novembre lo sfiderò ancora, per me e per chi lotta per l'eternità.
Tu, morte, non mi avrai.
Qualcuno ha strappato ogni velo e riempito ogni oscurità di luce e in Lui non c'è più sconfitta della vita.
Sapete bene come venire con me per celebrare la Luce e la Vita e salire sulla Croce che ci fa scorgere l'Orizzonte eterno.
Vi aspetto!

lunedì 15 ottobre 2018

2005 16 ottobre 2018

Roba da non crederci (ma come faccio ancora a stupirmi per il tempo che passa)! Domani saranno tredici anni da una domenica mattina autunnale in cui fui presentato ad una comunità parrocchiale come nuovo vicario parrocchiale e che passai per buona parte a confessare (felice di essere di nuovo rinchiuso per tanto tempo in un confessionale, dopo qualche anno un po' lontano da simili momenti).Tredici anni fa... incredibile!

venerdì 12 ottobre 2018

Tre mesi fa...

...era il 12 luglio 2018. Qualcuno di chi c'era si ricorda? Bella serata estiva, io seduto e solamente seduto, Annamaria, Martina e Marco in gamba come sempre e più di trenta ragazzi contenti di aver faticato per tre giorni, mostrando il meglio di sé. Gli stessi ragazzi che hanno animato la serata con tutte le loro belle qualità e che hanno provato a confrontarsi seriamente con i loro genitori. Chissà se non è arrivato il momento a casa di rifare qualcosa di simile, stavolta proposto dai genitori...

Post-sciatica

Quest'autunno in cui ritorno a muovermi quasi da persona normale dopo più di tre mesi d'intensa sciatalgia, mi sembra estate.

mercoledì 10 ottobre 2018

Ricordi di ordinaria vita romana

E un caro saluto a tutti gli amici ungheresi con i quali abbiamo condiviso bei momenti di fraternità e di spiritualità, non solo l'uso della lavatrice!

venerdì 5 ottobre 2018

Scorci estivi in un grigio mezzodì autunnale

Ho ritrovato questi messaggi di Whatsapp. Spero vi mettano addosso un po' di allegria estiva come quella che avevamo durante il campo quest'estate.
[07/08, 11:13] Luca Tuttobene: Primi risultati al campo estivo: tutti hanno mangiato il melone giallo e qualcuno ha finalmente scoperto che è buono!
[07/08, 19:20] Luca Tuttobene: A pranzo, lotta riuscita a favore dei ragazzi contro cipolla, mais, lattuga, chi più, chi meno. Nel frattempo, è divampato il torneo di roverino: fantastici i ragazzi nel gioco di squadra totale, anche con i meno dotati. E poi, andiamo a preparare l'ultima cena di Pasqua di Gesù, sebbene bisogna affrontare la paura di scoppiare un palloncino e di assaggiare gusti amari. Siamo felici per questi momenti di crescita!
[07/08, 21:57] Luca Tuttobene: Anche il minestrone di verdure di stasera è andato, dopo la messa
[08/08, 14:42] Luca Tuttobene: Da oggi le angurie avranno una mangiatrice in più, la rucola (ingrediente segreto) invece ha superato la prova con un po' di fatica, subito scoperta, non tanti hanno chiesto il bis d'insalata dopo il necessario assaggio iniziale. Invece, ieri sera, ci siamo ritrovati nell'orto degli ulivi, man mano che Pietro raccontava della sua stanchezza e della tristezza di Gesù la luce spariva, le tenebre vincevano. Come tornare alla luce se non chiedendo perdono al Signore? I lumini non sono bastati, qualcuno dei ragazzi ha chiesto perdono più volte; famiglia e fratelli, ma anche amici del campo, tra le relazioni che hanno avuto bisogno del perdono di Dio.

Anniversari

2018. 26 anni fa oggi la mia patente era pronta, 25 anni fa mi diplomavo, 19 anni fa diventavo prete e proprio oggi diventavo baccelliere in teologia, 13 anni fa ieri completavo gli studi di filosofia a Roma con l'esame finale orale di licenza. Il tempo passa, arrivano gli acciacchi e oggi scopri che tornare ad attraversare a piedi viale delle Americhe, partendo dal Marylin fino alla porta posteriore di San Luigi, è come una grande vittoria!

giovedì 4 ottobre 2018

Un pazzo da evitare

Francesco d’Assisi, giovane, ricco, di successo, re delle feste degli amici: la storia si ripete.
Oggi sarebbe uno di quelli che finiscono per avere un sacco di fan e “seguaci” su facebook, instagram, musically (o cmq si scriva), sarebbe un giovane di tendenza, capace di attirare su di sé l’attenzione degli adulti con i suoi gesti nobili (vorrebbe diventare cavaliere, uomo d’arme che ricerca la giustizia) e pieni di buon senso (“i lebbrosi con i lebbrosi, diamine, mica noi giovani di Assisi possiamo perdere tempo con loro, sporchi, brutti e puzzolenti”, citazione immaginaria ma possibile, visto che Francesco aveva una paura viscerale dei lebbrosi).
Poi, la guerra contro Perugia, la prigionia e la malattia: un lungo periodo di riflessione o, meglio ancora, di ricerca interiore, di ritorno in se stesso.
E, finalmente, l’incontro con Cristo. E tutto cambia, in peggio!
Da giovane pieno di vita, morirà a soli 44 o 45 anni, cieco, ridotto all’immobilità, pelle ossa, straziato dai dolori in tutto il corpo.
Da ricco mercante, sceglie di vivere la povertà, ovvero abitare in tuguri, vivere di elemosina, mangiare e bere scarsamente, dormire per terra solo con la tonaca, rifiutare tutto quello che può costituire comodità.
Dal successo tra gli amici, che aveva guidato nei loro divertimenti e che lo sceglievano come re della festa, passa a servire un Dio che gli chiede di servirlo attraverso innumerevoli tribolazioni, angustie e lotte per entrare nel Regno dei cieli.
Da possibile cavaliere acclamato per qualche nobile impresa, diventa uno straccione che si confonde tra lebbrosi e poveri per aiutarli e dar loro quello che ottiene chiedendo l’elemosina.
Povero ragazzo… chi ti ha rubato i sogni della tua giovinezza?
Perché non hai ascoltato tuo padre?
Hai perso la tua vita! Ti avremmo ammirato per la tua capacità di divertimento sfrenato, ti avremmo invidiato per la tua ricchezza, ti avremmo imitato per avere successo e amicizie importanti: hai rovinato tutto rinunciando ad ogni cosa.
E tutto questo per colpa di Cristo, che hai servito in ogni uomo e lodato per ogni creatura.
Pazzo, Francesco, sei un pazzo che ha vissuto fino alla fine come se nulla in questa vita vale senza Cristo e Cristo (solo Lui, non quello che ci si aspetta da Lui) è il tesoro della vita!

Saremo troppo pigri almeno per iniziare a riflettere se fu davvero pazzia?

lunedì 1 ottobre 2018

Un nonno...

A Mattia e ad Anna (che stamattina, senza saperlo, ha parlato anche del mio nonno Mario).

Un nonno se ne andò, il mio,
con la sua auto e le sue carte da gioco
e tanto tempo passò, non poco,
per piangere, triste, senza più il nonno Mario.

Ma mentre un nonno se ne va,
passa il tempo coi suoi anni
e sento dire "Nonna", "Nonno", "Nonni"!
Guardo allora e vedo, un po' più vecchi, la mia mamma e il mio papà.

Il nonno Salvatore se n'è andato
e i suoi amici e il nonno Pino ora riabbraccia,
ma forse un giorno qualche nipotino correrà
verso la nonna e il nonno pronti a stringerlo tra le braccia
e voi, felici, guarderete mamma e papà
diventati nonni come i vostri, che non avete mai dimenticato.

domenica 19 agosto 2018

Buon compleanno, Lidia!

Esterno sera. Terrazza di via Rizzo, 21, Scoglitti. Tavola apparecchiata. 19 agosto (circa) 20... (10? 11? 12?)

Nonna Maria: Ma qualcunu fici u compleannu?

Io (sorridendo diabolicamente interiormente): Avà, nonna! Ma certo che qualcuno ha fatto il compleanno! Allora perché siamo tutti qua?

Nonna Maria: Ah, se? E ccu è ca fici u compleannu?

Io (col sorriso di prima un po' più evidente): Avà, nonna! In estate, chi è che fa il compleanno di noi? Solo lei lo fa d'estate, qua a mare! Una vita che festeggiamo a Scoglitti ad agosto!

Nonna Maria: Ah! E ccu ci pensa!

Io (stesso sorriso a metà strada tra dentro e fuori): Lidia, nonna! Ad agosto di noi è nata Lidia.

Nonna Maria: Ah, Lidia! (abbassando la voce, quasi con tono cospirativo): Ma cchia ciu fici u rialu?

Io (ormai diabolicamente sorridente): Certo che glielo hai fatto!

Nonna Maria: Ah, se? E cchi ci fici?

Io (lanciatissimo nella mia presa in giro): Duecento euro!

Nonna Maria: Se, rucientu euro! Mancu io ci ll'aiu, rucientu euro!

Io (degenerando nella parte del nipote degenere): Nonna, duecento euro gli hai dato!

Nonna Maria: Ma cchia, veru? E quannu ci resi?

Io (nipote degenere sivusu e rurusu): Stamattina!

Nonna Maria: Mah! Cciù, se ci resi...

Io (risolutivo): Tranquilla, nonna, 50 euro gli hai dato.

Nonna Maria: Aaaaah, a comu ci l'avia 'a ddari ducientu euro, iu...
...
Nonna Maria (dopo qualche minuto): Ma qualcunu fici u compleannu?

Io (ricominciando a sorridere diabolicamente interiormente): Avà, nonna! Ma certo...

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E così ogni tanto si scherzava con la nonna Maria (1916-2012). Si accettano correzioni del dialetto, non dell'italiano, perché non è italiano, è il mio modo di parlare con parenti e amici quando posso fare a meno di pensare che glielo, gli al posto di le, e così via, non sono esattamente lingua italiana.

domenica 11 marzo 2018

Verde Sicilia

Com'era bella la mia Sicilia rivestita di verde oggi!

sabato 10 marzo 2018

giovedì 8 marzo 2018

Lotto nell'8

Quest'anno, sì, lotto nell'8, niente poesie, malinconie e via discorrendo. Quindi, i miei auguri vi giungono perché lotto con e per lei (purtroppo è sempre nella stessa situazione) e le vostre bellissime sorelle che il giovedì mattina mi aspettano qui. Chissà se questa lotta è pure la vostra.

P.S.: qui, gli auguri del passato.

Aggiornamenti e sintesi  al 17 settembre 2020.

domenica 29 ottobre 2017

Newman e la nostra Luce gentile

Ne parlavo qualche giorno fa; poco fa sotto gli occhi è finito il file preparato qualche Natale fa e alzando lo sguardo le nuvole sfuggivano in fretta dai miei occhi, quasi a dirmi che il tempo passa in fretta e l'unica cosa che conta nella vita è proprio quella Luce gentile, già invocata in questo blog qui. Ormai è quasi novembre, forse ci fa bene invocarLa anche per il pensiero della nostra morte e per i nostri morti. 

Preghiera del B. J. H. Newman

Guidami, Luce gentile,
nel buio che mi circonda,
guidami Tu!
La notte è scura,
ed io sono lontano da casa;
guidami Tu!
Sostieni Tu i miei passi;
io non chiedo di vedere assai lontano;
mi basta un solo passo.
Io non sono stato sempre così,
né ho pregato affinché tu mi guidassi;
io ho amato scegliere e vedere
il mio cammino;
ma ora guidami Tu!
Io ho amato il giorno abbagliante,
e, nonostante le paure,
l’orgoglio dettava regole al mio volere.
Non ricordare gli anni passati!
A lungo la tua forza mi ha benedetto,
certamente mi guiderà ancora.
Oltre landa e palude,
oltre rupe e torrente,
finché la notte passi,
e con il mattino
quegli angelici volti sorridano,
che io ho amato da tanto tempo
e nel frattempo perduto!
Intanto,
lungo l’aspro sentiero stretto
che Tu stesso hai percorso,
guida, o Salvatore,
guidami verso casa nella fede del bambino,
verso casa al mio Dio.
Per riposare per sempre dopo la terrena lotta
nella tranquilla luce dell’eterna vita.

venerdì 13 ottobre 2017

Pensieri sul mistero grande (Ef. 5, 32)

Stamattina si incrociano nella mia mente l'anniversario di una bella coppia di sposi (che ha una coppia di figlie degne della passione che nelle cose ci mettono i loro genitori), con la lettura breve delle lodi di oggi. Mi ritrovo così a pensare ad altre coppie, a una frase indirizzata da un marito a una coppia che preparava il suo matrimonio (Imparate sempre a fare un passo indietro), a come tutto, nella vita, dipende davvero dal guardare le cose dalla giusta prospettiva, che si ottiene compiendo un passo indietro, quando la visione diventa confusa perché si è troppo vicini a ciò che si guarda (o, fuor di metafora, troppo emotivamente coinvolti in ciò che si sta vivendo).
Quindi?
Quindi auguri a tutte le coppie che conosco, chiedendo scusa per la mia presunzione, visto che posso solo supporre cosa significa vivere 24 ore su 24 con la stessa persona (stessa casa, stesso letto, stesso bagno, quando si esce dall'abitazione si sa già che si ritornerà insieme nella stessa casa... e magari il proprio cuore si è pure legato a quei miracoli che geneticamente per metà sono la riproduzione del tuo "sempre lo stesso" coniuge): e suppongo che significhi scoprire quanto si sia diversi, nel modo di pensare, parlare, decidere, desiderare, essere mossi dagli istinti, percepire comicità, provare sentimenti, concepire l'ordine e la pulizia, ecc. ecc. ecc. e non trovare né poesia, né fonte d'amore in questa diversità.
Auguri non nel senso di "Buona fortuna e incrocio le dita per voi per il labirinto relazionale in cui vi siete cacciati".
Ma auguri nel senso di: "Fai un passo indietro! Metti a fuoco. Guarda bene. Colei/Colui che sta provando a demolire con la sua diversità quello che sei, è la persona a cui hai detto un giorno: -Ti prometto che niente e nessuno mi impedirà di accogliere e rispettare chi sei e diventerai-. Io, don Luca, sono sicuro che vuoi ancora mantenere questa promessa".
Scusate la presunzione (vi sento già urlarmi: "Vieni qui e provaci tu a fare questo passo indietro") e ancora auguri: se poi ci provate insieme a fare un passo indietro, continuerete tutte ad essere le belle coppie che continuo a pensare che siete!